Il boss della Kalsa “Ginu u mitra” presto fuori dal carcere: lo ha deciso la Cassazione

La Suprema Corte ha condiviso la tesi sostenuta dalla difesa di “Ginu u mitra”, riconoscendogli la continuazione

Per Luigi Abbate, 65 anni, boss della Kalsa, soprannominato “Ginu u mitra” per la sua abilità nel maneggiare le armi, molto presto potrebbero aprirsi le porte della prigione. L’ex capomafia sta scontando a Santa Maria Capua Vetere una lunga condanna per mafia ed estorsione, per un totale di oltre 37 anni di carcere. Per potere tornare libero prima, come riporta PalermoToday, nel 2018 ha deciso di chiedere la riduzione della pena in funzione della continuazione tra le varie sentenze accumulate nel tempo. Adesso, dopo cinque anni, la Cassazione gli ha dato ragione: per lui molto presto potrebbero quindi aprirsi le porte della cella.

“Ginu u mitra”, difeso dall’avvocato Maurizio Savarese, è in carcere dal 2011. L’ultima condanna inflittagli per mafia è di 16 anni e dovrebbe finire di scontarla nel 2027. L’ha rimediata proprio grazie alla continuazione tra le tre condanne per 416 bis risalenti al periodo tra il 1996 e il 2015, rispettivamente a 5 anni, 13 anni e mezzo e 19 anni.

La Cassazione ha riconosciuto a “Ginu u mitra” la continuazione

Il boss però ha avuto altre condanne anche per una serie di reati detti “fine”, tipici di Cosa nostra. Come l’estorsione, ad esempio. In questi casi i giudici si sono sempre rifiutati di applicare la continuazione e per questo la sua pena è più che raddoppiata. L’avvocato si è concentrato proprio su questo punto, affermando che se una persona fa parte di Cosa nostra, come è il caso di Abbate, necessariamente commette certi reati che sono il “fine” dell’organizzazione criminale. Il 416 bis e l’estorsione aggravata sono, cioè, praticamente inscindibili. Quindi, ha sostenuto Savarese, il boss deve avere diritto al riconoscimento della continuazione tra le pene inflittegli anche per l’estorsione, e non solo per quelle legate all’appartenenza a Cosa nostra.

La Suprema Corte adesso ha condiviso questa tesi, prima bocciata dalla Corte d’Appello. Il ricorso presentato in Cassazione pertanto è stato accolto, per cui una nuova sezione della Corte d’Appello dovrà vagliare la domanda di Abbate, seguendo le prescrizioni della Suprema Corte. Con l’applicazione della continuazione anche alle altre condanne, Abbate avrà addirittura scontato anche più della pena prevista. E potrebbe quindi tornare inevitabilmente libero.

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