Custodia cautelare per tre militanti, Antudo: “Repressione su chi fa luce sulle fabbriche di morte e le guerre in atto”

La nota del movimento indipendentista regionale

antudo

Questa mattina la Polizia di Stato ha eseguito le ordinanze di applicazione delle misure cautelari nei confronti dei presunti autori dell’attentato incendiario commesso alla Leonardo il 26 novembre 2022. Si tratta, nello specifico, di due obblighi di firma e una custodia cautelare in carcere che colpiscono tre militanti del movimento indipendentista regionale Antudo.

La nota di Antudo

Il movimento ha commentato l’operazione con una nota. “Le accuse del PM, poi ridimensionate dal GIP, sono quelle di atto terroristico, detenzione di materiale esplosivo, diffusione di materiale informatico, per un sanzionamento ai danni di una sede di Leonardo SPA in via Villagrazia a Palermo. Le immagini del sanzionamento erano state ricevute e divulgate sul portale di informazione antudo.info – si legge -. A seguito della pubblicazione del video, i componenti palermitani della redazione erano stati già raggiunti da perquisizioni e sequestro di dispositivi informatici”.

“Un impianto accusatorio assurdo tutto basato sulla diffusione di un video. Ci chiediamo, allora, quanto la libertà di informazione sia davvero tale – proseguono i militanti -. Se per il solo motivo di evidenziare la complicità di Leonardo con la guerra si possano attivare tali misure repressive. É ormai ben noto come l’azienda Leonardo, compartecipata statale, sia pedina bellica ed economica fondamentale in questo momento sullo scacchiere mondiale. Infatti mentre il PM continui a battere sull’accusa di terrorismo, il GIP afferma l’inconcludenza delle accuse, ridimensionandole”.

“Misure repressive per chi fa luce sulle responsabilità”

“Ma non sembra casuale che queste misure arrivino all’alba di stamattina, proprio in un periodo in cui a causa delle proteste contro la guerra e il genocidio in atto a Gaza, la Leonardo è divenuta obiettivo di manifestazioni, presidi, petizioni per denunciarne i profitti miliardari sulle tecnologie militari”. Da Antudo aggiungono: “Ci sembra un ulteriore segnale di quanto le proteste contro la guerra e le sue industrie sporche di sangue vadano represse anche tramite la privazione della libertà di chi si oppone alle scelte guerrafondaie dello stato italiano e della Nato”.

“Mentre dall’altro lato del Mediterraneo con i droni prodotti da questa azienda, vergogna made in Italy, Israele bombarda la popolazione civile della striscia di Gaza – concludono dalla redazione di Antudo – chi fa luce sulle responsabilità viene raggiunto da misure repressive. Chiediamo con forza la chiusura delle fabbriche di morte e la libertà per tutti coloro che lottano e si oppongono alla guerra”.

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