Analisi in farmacia per abbattere le liste d’attesa, no di ACAP Salute

Secondo Salvatore Pizzuto, presidente siciliano dell’organizzazione, si tratta di una proposta fuori luogo poichè i laboratori sono già in possesso di tutti i requisiti

laboratorio analisi

ACAP Salute, l’associazione che riunisce i centri accreditati privati, si schiera contro la proposta delle analisi in farmacia avanzata da Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato al Ministero della Salute. 
Secondo l’esponente politico, si tratterebbe di un modo per abbattere le liste d’attesa, tra le principali criticità della sanità  nazionale. 
Ma ACAP Salute boccia decisamente l’idea, illustrando le ragioni della contrarietà attraverso Salvatore Pizzuto, presidente siciliano dell’organizzazione.  

ACAP SALUTE: “IPOTESI FUORI LUOGO” 

Il no espresso dall’associazione alla proposta delle analisi nelle farmacie  è “convinto e totale”. 
“Nei laboratori di analisi – spiega Salvatore Pizzuto – da anni abbiamo ormai abbattuto le liste d’attesa: siamo presenti in tutto il territorio siciliano, soprattutto nelle zone disagiate“.
“I laboratori di analisi – sottolinea il presidente – sono in possesso di tutti i requisiti e hanno ottenuto l’accreditamento e la contrattualizzazione”. 
Ecco perchè ACAP Salute ritiene “fuori luogo” l’ipotesi di effettuare gli esami nelle farmacie, sostenuta dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista. 
Secondo l’esponente politico, invece, si tratterebbe di un mezzo per abbattere le liste d’attesa in Sicilia garantendo le analisi di base in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, presentando la ricetta del medico anche nelle farmacie. 

Il presidente siciliano di ACAP Salute Salvatore Pizzuto

LISTE D’ATTESA, UN PROBLEMA IRRISOLTO 

Nelle scorse settimane ACAP Salute, congiuntamente alle sigle Amsa-Fkt, Anisap-Sicilia, Assocesis-Andiar, Confsanità-Confcommercio, Federbiologi e Fesiop-Fkt  aveva teso la mano all’assessorato alla Salute della Regione Siciliana.
Nello specifico, i rappresentanti sindacali regionali si erano detti disponibili a una fattiva collaborazione e avevano manifestato la volontà di dialogare con l’obiettivo di abbattere totalmente le liste d’attesa per l’anno 2023. 
Una criticità che attualmente coinvolge le strutture ospedaliere pubbliche in Sicilia.
Nella stessa occasione, le organizzazioni avevano sollecitato lo stesso assessorato a emanare il decreto di utilizzo dei 7,5 milioni già stanziati per le liste di attesa nel 2022 e non utilizzati dalle Aziende Sanitarie Provinciali. 
Un passaggio necessario per liquidare le prestazioni già rese ai cittadini siciliani lo scorso anno in extra budget. 
Le strutture sanitarie accreditate e contrattualizzate con il Servizio Sanitario Regionale erogano prestazioni sanitarie su tutto il territorio siciliano, a minor costo.

LE RICHIESTE DELLE SIGLE 

Come sottolineano i rappresentanti sindacali, le strutture sanitarie accreditate e contrattualizzate con il SSR, già negli anni scorsi e soprattutto durante la pandemia da Coronavirus, avrebbero reso prestazioni in extra budget. 
E avrebbero contribuito così all’abbattimento delle liste d’attesa in tutto il territorio regionale grazie alla loro presenza capillare, incluse le aree più disagiate. 
Ancora oggi, però, sono in attesa dei risultati dell’accordo stipulato tra l’intersindacale e l’assessorato alla Salute il 5 aprile dell’anno in corso. 
Un primo decreto dell’utilizzo dei 21 milioni, come concordato, è stato pubblicato il 16 giugno scorso, ma manca ancora il decreto attuativo relativo ai 7,5 milioni destinati alle liste di attesa da utilizzare pienamente. 
Risorse indispensabili per remunerare le prestazioni già eseguite ai cittadini siciliani dalle strutture che, secondo le sigle, hanno contribuito ad abbattere le liste di attesa per l’anno 2022 in extra budget.
In assenza dell’ulteriore decreto, secondo ACAP Sicilia e le altre organizzazioni, si rischia di vanificare l’accordo del 5 aprile.
L’auspicio delle associazioni è la ridefinizione della riprogrammazione del 2023, congiuntamente alla conferma della volontà politica già manifestata nei tavoli tecnici convocati per tutte le branche.