I nuovi parametri spingono Sicilia, Calabria e Campania verso la zona gialla

A preoccupare, alla luce del monitoraggio settimanale, sono i dati relativi ai posti occupati nei reparti ospedalieri di ricoveri ordinari e terapie intensive

Confrontando I dati dell’ultimo monitoraggio con i valori dei nuovi parametri assegnati per i vari profili di rischio ai vari territori, si vede che ci sono zone del sud Italia che si avvicinano alle percentuali fissate per evitare di passare dalla zona bianca a quella gialla. Per restare nella fascia con le minime limitazioni, occorre non superare le soglie massima di occupazione del 15% dei posti letto per i ricoveri ordinari e del 10% nelle terapie intensive. La Sicilia, la Calabria e la Campania, nei reparti ordinari hanno un valore di occupazione rispettivamente dell’8%, del 6,6%, e del 4,9%. Mentre, per quanto riguarda i valori di occupazione delle terapie intensive, Sicilia e Sardegna hanno rispettivamente 4,7% e del 4,2%. Invece, per quanto riguarda, l’incidenza su 100mila abitanti nell’ultima settimana, i dati peggiori sono stati riscontrati in Sardegna, Toscana e Lazio. Con, rispettivamente, 136, 94 e 87. Queste regioni con i vecchi parametri sarebbero già finite in zona gialla.

PER L’EUROPA SICILIA E SARDEGNA SONO “ROSSE”

Questo mentre, è notizia d’ieri, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha inserito Sicilia e Sardegna tra le regioni «a rischio». E quindi, per lo Ecdc le due isole sono diventate zone rosse. Addirittura in Sardegna ci sono complessivamente 32 Comuni che superano la soglia critica dei 250 casi per 100mila abitanti. Questo ha costretto diversi sindaci ad emanare delle ordinanza con le quali impongono l’uso obbligatorio delle mascherine all’aperto. In alcuni casi c’è stato il ritorno del coprifuoco, ma anche l’obbligo di tenere una distanza di 10 metri in spiaggia tra gli ombrelloni.