Guerrino Miglioranzi, il Brigadiere dei Carabinieri barbaramente ucciso da tre rapinatori

Oggi si è svolta la commemorazione del 77° anniversario della morte del Brigadiere Miglioranzi, Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria, ucciso mentre, in servizio, fronteggiava dei rapinatori

brigadiere

Era la sera del 16 aprile 1945, quando il Brigadiere dei Carabinieri Guerrino Miglioranzi, dopo aver scoperto i responsabili di una rapina perpetrata pochi giorni prima nelle campagne limitrofe all’abitato, avuta indicazione di dove si trovasse la refurtiva, unitamente ad altro Carabiniere si incamminò per andare a recuperare il maltolto.

Erano le 21.00 circa, quando giunti in via Domenico Giunta, all’incrocio con via San Pietro, i due militari scorsero tre individui fermi in atteggiamento sospetto. Intimato l’alt, i malfattori arretrarono nascondendosi a ridosso delle abitazioni da dove uno di essi aprì il fuoco con una pistola esplodendo cinque colpi all’indirizzo del brigadiere, il quale poté appena rispondere con due colpi del proprio moschetto prima di accasciarsi in strada mortalmente ferito. Inutili i soccorsi del collega. Il Brigadiere morì durante il trasporto in caserma.

LA CERIMONIA DI ANNIVERSARIO

Alla cerimonia nel luogo dell’eccidio (angolo tra via San Pietro e via Domenico Giunta) erano presenti i Comandanti del Gruppo Carabinieri Palermo, Ten.Col. Angelo Pitocco e della Compagnia di Carini, Cap. Pietro Cugusi, una rappresentanza del Consiglio Comunale di Cinisi, una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo, il Comandante della locale Stazione, un gruppo di studenti dell’Istituto “Tenente Anania” di Cinisi ed i familiari del militare originari della regione Veneto.

Nel rapporto giudiziario sull’evento, il Comandante della Stazione dell’epoca, tratteggia la figura del giovane Brigadiere. “Intelligente, istruito e coraggioso, schiavo del dovere godeva la stima di quanti ebbero l’onore di conoscerlo. Diverse volte il sottoscritto lo aveva pregato di usare più prudenza nel servizio… Ma lui rispondeva che la sua vita non gli importava perché voleva togliere dalla società chi la disonorava”.

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