Ginecologo condannato per violenza sessuale torna a lavorare a Corleone: “Unica domanda pervenuta”

Dopo l’arresto nel 2017 Biagio Adile aveva deciso di andare in pensione. Per il legale della paziente violentata «non deve esercitare»

ginecologo

L’ex primario di Villa Sofia e ginecologo Biagio Adile è stato condannato in primo grado a cinque anni e due mesi per violenza sessuale nei confronti di una paziente. Adesso ha avuto un incarico da parte dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo negli ospedali di Petralia Sottana e Corleone.

La dottoressa Daniela Faraoni, commissaria straordinaria dell’azienda sanitaria, ha spiegato a Repubblica: “In quella parte di provincia manca uno specialista in uro ginecologia. Per questo abbiamo fatto un bando, per il conferimento di un incarico di lavoro autonomo libero professionale. E l’unica domanda pervenuta – ha spiega ancora la dottoressa – è stata quella del dottor Biagio Adile. Quest’ultimo, che è stato condannato solo in primo grado, fino alla condanna di Cassazione resta un presunto innocente”.

L’avvocato: “La violenza è stata registrata dalla vittima”

“L’azienda dal canto suo – ha proseguito ancora la Faraoni –, ha l’esigenza di offrire un servizio importante in un posto in cui nessun medico vuole andare perché in quella parte di provincia le strade non sono così buone”. Dopo l’arresto nel 2017, Biagio Adile aveva deciso di andare in pensione. Poi, però, c’è stato un ripensamento ed è arrivato il nuovo lavoro con l’Asp. Un primo contratto – scrive l’edizione locale di Repubblica – risale al tempo del processo, è stato poi prorogato, scadrà il 31 dicembre. “Dal punto di vista formale è tutto in regola”, hanno spiegano dall’Asp. Ma per l’avvocato Michele Calantropo che ha assistito la paziente nel processo per violenza sessuale, ha detto: “Sarà pure una sentenza di primo grado, ma è pesante. La violenza è stata registrata dalla vittima» , riferendosi al file audio registrato dalla persone offesa durante l’abuso già agli atti.

Per il medico la paziente era consenziente

Il dottor Biagio Adile, in quell’occasione ha ammesso di avere intrattenuto un rapporto sessuale con la paziente ma ha detto anche che lei era consenziente. Il giudice non gli ha creduto: “L’imputato mente, anzi mente sapendo di mentire. Per ben quindici volte, la persona offesa ha manifestato in maniera inequivocabile il suo diniego”, si legge nella sentenza. Inoltre è emerso che dopo la denuncia della giovane, anche un’avvocatessa palermitana si è fatta avanti. Ha raccontato in aula delle violenze subite in ospedale quando era giovane. Per il dottore Adile l’8 febbraio 2023 si aprirà il processo d’appello.