Dietro il delitto Celesia una guerra fra bande che “si contendevano locali e spaccio”

Le ipotesi investigativa sono orientate sul controllo delle bande suii locali della movida, e sullo spaccio nelle zone più frequentate nella notte

celesia

Gli uomini della Squadra mobile che stanno indagando sull’omicidio di Rosolino ‘Lino’ Celesia, non credono che il delitto che sia stato la conseguenza di una lite scoppiata per futili motivi. Le due principali ipotesi investigative sono lo sconfinamento di territorio tra bande rivali per la gestione dei locali della movida, o il controllo dello spaccio nelle zone più popolate nell anotte. Questo è quanto si legge sull’edizione odierna del Giornale di Sicilia, che  parla dei dubbi degli investigatori sulla versione fornita dai due fratelli. Non convincono soprattutto le dichiarazioni del minorenne, che lasciano spazio anche alla ipotesi che il delitto potrebbe essere premeditato e non casuale come si vorrebbe far credere.

Per gli investigatori c’erano due bande contrapposte

In base ai tasselli che stanno mettendo assieme gli uomini che investigano, si può pensare a due fazioni contrapposte: una del Cep, a cui sarebbe appartenuto anche Celesia, e un’altra del Borgo Vecchio di cui facevano parte i due fratelli G. e M. O. Le due bande si sarebbero già affrontate circa un mese fa alla Vucciria, dandosele di santa ragione, e si sarebbero ripromesse di rivedersi al più presto. Da qui i tafferugli di via Isidoro La Lumia con la zuffa e i colpi in aria, seguito dal raid con le pistolettate nella notte al Cep. Inoltre, sempre al Notr3, qualche giorno prima che avvenisse il fatto di sangue si era già sfiorato lo scontro tra due comitive di giovani. Disordini sedati sul nascere grazie all’arrivo delle pattuglie che si trovavano a piazza Sturzo nell’ambito dell’operazione Alto impatto.

Le ipotesi investigative

Chi si occupa dell’inchiesta pensa quindi che tutti questi episodi non siano semplici coincidenze, e che, piuttosto, ci sarebbe un filo rosso a legarli tra loro. Inoltre ormai appare chiaro che a fare fuoco sia stato proprio il minorenne, che nella discoteca disponeva di un arma. Infatti, prima dei due colpi di pistola c’era stata la voce di qualcuno che aveva detto: “No, no, che fai?” e subito dopo  aveva pronunciato il nome di M.O. Inoltre nel mirino dei poliziotti ci sono anche i buttafuori e alcuni addetti della discoteca, perché si è scoperto che il sangue all’interno e all’esterno del locale era stato ripulito e  subito dopo il delitto i dipendenti del Notr3 inoltre hanno negato di sapere che fosse successo qualcosa di grave.