Stupro di gruppo a Palermo, il minorenne e il disprezzo per la vittima: “Era una poco di buono”

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L’imputato si mostrava compiaciuto per quanto inferto alla vittima, disprezzandola. Con questa motivazione è stata depositata la sentenza nei confronti del più piccolo degli indagati per lo stupro di gruppo a Palermo. Il ragazzo, all’epoca dei fatti minorenne, è stato condannato a 8 anni e 8 mesi.

“Compiaciuto per l’azione compiuta”

“La consapevolezza della sopraffazione fisica conseguita dal gruppo e della entità del pregiudizio cagionato alla vittima, l’accanimento dimostrato pur a fronte della tragica condizione della giovane, stremata tanto da perdere ripetutamente i sensi, il compiacimento per l’azione compiuta risaltano con evidenza tale da non esigere esplicazione alcuna né commento e danno compiuta ed allarmante contezza della materialità del fatto e della intensità del dolo dell’imputato”. Così si esprime il tribunale dei minori di Palermo.

“Per me lei era una poco di buono”

“Per completezza, va rilevato che il ragazzo ha espresso un giudizio di grave disvalore nei confronti della vittima (“per me lei era una poco di buono”), ha dato atto del tenore delle considerazioni, palesemente improprie, da lui svolte in merito al fatto (“ho riflettuto ed ho capito che queste cose non si fanno a nessuno nemmeno ad una prostituta o ad una escort”) ed ha poi dichiarato un generico pentimento per l’accaduto contestualmente rappresentando il malessere proprio e dei suoi familiari ed una esigenza di aiuto riferita unicamente a sé”. L’imputato, inoltre, viene definito come “indifferente rispetto al dramma della vittima”.