Gli imprenditori siciliani fanno rotta su Roma, Figuccia: «C’è bisogno di concretezza»

Il leader del Movimento Cambiamo la Sicilia, pronto a ragggiungere la Capitale a fianco degli esercenti: “Avrei trovato più corretto che il Governo, prima di chiedere sacrifici di tale portata, avesse in maniera concreta dato un sostegno economico alla categoria”

Palermo come Napoli e Roma, anzi, meglio ancora considerata la manifestazione priva di eccessi inscenata a Piazza Indipendenza da parte degli imprenditori siciliani.  Anche se c’è da precisare che la protesta violenta dell’altra sera, che in terra di Campania ha visto protagonisti un migliaio di manifestanti quasi tutti giovani (hanno risposto a un tamtam partito via social dopo l’annuncio del lockdown regionale fatto dal governatore Vincenzo De Luca), nulla aveva a che fare con i commercianti e i piccoli imprenditori locali, che invece, come i colleghi nel capoluogo siciliano, hanno protestato pacificamente a Napoli e Salerno contro le misure restrittive. L’innalzamento della curva dei contagi nel post estate è stato repentino e continua a preoccupare ogni giorno di più. Le strutture sanitarie, specie al sud sono strette d’assedio ed è chiaro che così non può continuare. 

LA NUOVA BATTAGLIA DI FIGUCCIA: A ROMA CON GLI IMPRENDITORI

Ecco perchè Giuseppe Conte, a nome del Governo Nazionale, a suon di Dpcm è tornato a chiedere agli italiani, a maggior ragione ai titolari e agli impiegati di attività imprenditoriali, di fare sacrifici, di tenere duro per tentare di arrivare al prossimo Natale nel contesto di un’atmosfera più serena. L’obiettivo è di riuscire ad allentare la morsa proprio in concomitanza di quello che sarà l’aumento degli acquisti nel mese dicembre. Intanto però, reduci dal primo, pesantissimo lockdown, quei commercianti chiamati dalla nuova ordinanza a ridurre gli orari di apertura al pubblico, se non addirittura ad abbassare la saracinesca tornano in maniera veemente a far sentire la propria voce. Accanto a loro, come spesso accade, c’è Vincenzo Figuccia, deputato dell’Udc all’Ars. Raggiunto da Palermo Live, il leader del Movimento Cambiamo la Sicilia ci informa che domani, alle 6.30 del mattino inizia la sua nuova battaglia: in aereo, dal Falcone Borsellino fino a Roma insieme a tanti imprenditori siciliani. 

Vincenzo Figuccia a fianco degli imprenditori

SOSTEGNO ECONOMICO PRIMA DI CHIEDERE LA CHIUSURA

“Con il nuovo Dpcm chiudono palestra, cinema ma soprattutto vengono messi a durissima prova tutte le attività di ristorazione, che dovendo chiudere alle 18  vedono intaccati in maniera pesante i loro introiti. Ricordiamo infatti – prosegue Figuccia –  che queste attività lavorano prevalentemente la sera, ovvero per cena. A pranzo tra l’altro, i lavoratori della pubblica amministrazione così come degli enti privati tenderanno a restare a casa in quanto operano in smart working. Ecco perchè avrei trovato più corretto che il Governo, prima di chiedere sacrifici di tale portata, avesse in maniera concreta dato un sostegno economico alla categoria“. A questo punto, Vincenzo Figuccia prosegue la sua perorazione  in favore degli esercenti snocciolando numeri, in maniera tale che tutti, anche coloro che sono lontani dal mondo del commercio, possano avere contezza dello tsunami prossimo a travolgerli. “Per tenere un locale che mediamente prepara pizze e qualcos’altro da mangiare, tra la figura del pizzaiolo, quella di chi lo coaudiuva preparando pezzi di rosticceria e chi consegna a domicilio ci vogliono come minimo sulle 5000 euro. Se poi sommiamo l’affitto del locale e le spese per l’acquiso degli alimenti, se ne vanno all’incirca 10 mila euro al mese. Se tanto per fare un esempio, queste attività a serio rischio chiusura, da parte del Governo avessero beneficiato sul loro conto corrente della suddetta cifra per i prossimi tre mesi, la richiesta dello sforzo di interrompere il lavoro sarebbe stata accolta senza troppe esasperazioni”. 

PIU’ FATTI E MENO PROMESSE

Insomma, un sostegno attraverso un fondo perduto, concreto e non semplicemente sbandierato potrebbe essere la soluzione affinchè le proteste non trascendano un contesto di civiltà. Tutto si può chiedere nel nome di un giusta guerra, ma, chi è al comando ha il dovere di stabilire delle strategie chiare e credibili di aiuto alla gente, altrimenti la situazione scappa di mano. Per rendere più chiaro il concetto, oggi questo secondo lockdown appare come un male che si ripresenta dopo che si era creduto sconfitto per sempre. Oggi l’Italia, soprattutto al sud si trova nelle medesime condizioni. Si percepisce con mano cosa significa un pil -10 e una recessione alle porte, motivo per il quale, in qualche modo la gente si industria per capire come potere dare da mangiare ai propri figli. Un Governo per prima cosa dovrebbe attivarsi per prevenire le tensioni sociali supportando le fasce più deboli della popolazione – conclude Figuccia a Palermo Live. Questo, è sotto gli occhi di tutti, non sta accadendo.

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