AstraZeneca nasconde in Italia 29 milioni di dosi: é scontro con Londra

L’esistenza di questo stock di AstraZeneca è stato scoperta in seguito a una segnalazione della Commissione europea. L’intervento dei Nas

I carabinieri dei Nas hanno effettuato un controllo nello stabilimento della Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone. Nel corso dell’ispezione le forze dell’ordine hanno “trovato” 29 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca pronte all’esportazione, delle quali l’Unione Europea non era a conoscenza. La Commissione ha sospettato qualcosa, e nella giornata di sabato ha richiesto la verifica. Il premier Mario Draghi ha informato il ministro della Salute Roberto Speranza, che ha inviato sul posto i Nas. Secondo il rappresentante italiano dell’azienda, i lotti stoccati nello stabilimento di Anagni sono destinati al Belgio. Invece funzionari europei ritengono che AstraZeneca puntava a spedire quelle fiale nel Regno Unito e non nei Paesi Ue, nonostante i ritardi in Europa nelle consegne concordate con Bruxelles.

SI TRATTA DI UNA FORNITURA PER IL REGNO UNITO?

Secondo una ricostruzione pubblicata da La Stampa, respinta dalla casa farmaceutica, la vicenda è emersa a inizio marzo. Quando il commissario Thierry Breton ha visitato lo stabilimento di Leida, nei Paesi Bassi, gestito dalla Halix, che, insieme a quello belga di Seneffe, produce il farmaco sul territorio Ue per conto di Astrazeneca. Il vaccino viene poi spedito ad Anagni dove avviene l’infialamento. Il punto è che l’impianto olandese non ha ancora ottenuto l’autorizzazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco. Per cui le dosi che produce, non possono essere consegnate ai Paesi Ue. Tanto che “è molto probabile che in una prima fase siano state spedite nel Regno Unito”, riferisce il quotidiano.

STABILIMENTO NON ANCORA AUTORIZZATO DALL’EMA

Ma perché per questo stabilimento l’Ema non ha ancora concesso l’autorizzazione? La Stampa riferisce che le istituzione Ue sospettano che il ritardo da parte dell’azienda nel fornire dati e documenti necessari derivi da una tattica per poter garantire al Regno Unito una corsia preferenziale nella consegna delle dosi. La vicenda sarebbe quindi al centro della contesa tra Londra e Bruxelles, che va avanti da settimane. Ventinove milioni di dosi sono uno stock enorme. Pari al doppio di quelle che la casa anglo-svedese ha consegnato finora all’Unione europea, capace quindi di colmare i ritardi accumulati nella campagna di vaccinazione. Per i britannici, invece, si tratta di fiale indispensabili per mantenere la velocità raggiunta finora nelle iniezioni e per garantire a tutti la seconda dose del vaccino.