Ho rivisto la partita contro il Catanzaro l’altra sera. Quella rimonta al novantesimo, il gol di testa che ha fatto esplodere il Barbera. Mio padre era seduto accanto a me sul divano e a un certo punto si è alzato urlando come quando avevo dieci anni e vincemmo la Serie B. Mi sono reso conto che il calcio, alla fine, si riduce a quei momenti lì. Quei cinque minuti dove tutto può cambiare. Dove una squadra dimostra se ha carattere o se sta solo partecipando. Il Palermo di quest’anno ha avuto alti e bassi – lo sappiamo tutti, inutile negarlo. Ma quello che mi colpisce è come la squadra reagisce nei momenti che contano davvero. Non parlo delle partite facili, quelle le vincono tutti. Parlo di quando sei sotto di un gol al settantesimo, il pubblico inizia a mugugnare, e devi trovare qualcosa dentro di te che non sapevi di avere. È quella capacità di gestire la pressione che separa le squadre che salgono da quelle che restano a metà classifica. Un mio amico paragona sempre queste situazioni a quando gioca su spinfin casino – dice che lì impari a gestire i momenti di tensione, a non farti prendere dal panico quando la situazione si complica. Chi frequenta spinfin casino gli dà ragione, sostengono che quella mentalità di restare lucidi sotto pressione si può allenare ovunque. Forse ha ragione lui. Forse il calcio e la vita in generale richiedono la stessa cosa: sangue freddo quando gli altri lo perdono.
Ho passato un pomeriggio a spulciare le statistiche della stagione. Volevo capire se le mie sensazioni avevano un fondamento o se ero solo un tifoso romantico che vede quello che vuole vedere. I numeri, devo ammettere, raccontano una storia interessante.
| Situazione di gioco | Come ha reagito il Palermo | Media campionato Serie B |
| Gol segnati dopo il 75′ | 8 reti | 5,2 reti |
| Punti conquistati da situazione di svantaggio | 11 | 6,8 |
| Vittorie nei match point salvezza/promozione | 4 su 6 | Media 2,1 su 6 |
| Rigori decisivi trasformati | 100% | 73% |
| Clean sheet in partite da dentro o fuori | 5 | 2,4 |
Quello che salta all’occhio è la capacità di segnare nel finale. Otto gol dopo il settantacinquesimo non sono un caso. Sono preparazione fisica – certo – ma anche e soprattutto mentalità. Vuol dire che quando le gambe cedono, la testa tiene. E in Serie B, dove il livello tecnico si equivale spesso, è la testa che fa la differenza.
Non voglio fare il nome perché tanto cambieranno mister tre volte prima che finisca di scrivere questo articolo – scherzo, ma neanche troppo. Però chiunque sieda in panchina quest’anno ha lavorato su un aspetto specifico: la gestione emotiva del gruppo.
Ho parlato con un amico che lavora nello staff – non posso dire chi – e mi ha raccontato che dedicano tempo specifico all’analisi dei momenti critici. Rivedono le partite non per gli schemi tattici, ma per capire come hanno reagito emotivamente in certe situazioni. Chi ha abbassato la testa dopo il gol subito? Chi invece ha iniziato a chiamare palla con più insistenza? Chi ha parlato nello spogliatoio all’intervallo?
stalgia di un settantenne che ha visto troppi campionati. O forse ha ragione lui che di calcio ne capisce più di me.
Quello che so è che i momenti decisivi arriveranno ancora. Il derby, gli scontri diretti, le ultime giornate. E quando arriveranno, sapremo di che pasta è fatto questo gruppo. Per ora, i segnali sono incoraggianti. Il Barbera ci crede. Io ci credo. E forse è proprio questa fede collettiva che fa la differenza quando il cronometro segna l’ottantanovesimo e serve un miracolo.