Traffico navale quasi azzerato sullo Stretto di Hormuz, la guerra fa tremare le economie mondiali: schizza il prezzo del petrolio

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stretto di hormuz

Gli occhi del mondo sono puntati sul conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Cresce l’allerta nello Stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale di petrolio. Il settore marittimo internazionale lo ha classificato, infatti, come “zona di operazioni belliche”, con circa mille navi bloccate nell’area a causa dell’escalation militare in Medio Oriente. Secondo la Lloyd’s Market Association di Londra il valore delle imbarcazioni ferme supera i 25 miliardi di dollari e circa la metà trasporta petrolio e gas.

Intanto, il ministro dell’energia del Qatar Saad al-Kaabi ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del petrolio. “Ciò farà crollare le economie mondiali”, ha dichiarato al Financial Times, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell’energia salirebbero alle stelle.

Il prezzo del petrolio riprende la sua corsa: il Wti sale del 4% a 84,22 dollari mentre il Brent avanza del 2% a 87,1 dollari.

Stretto di Hormuz, traffico navale quasi azzerato

Il traffico navale si è quasi completamente interrotto per effetto della guerra. L’esame dei segnali di navigazione in acqua “indica che il traffico si è ridotto a livelli di una cifra, con solo due transiti commerciali confermati osservati nelle ultime 24 ore”, afferma il Joint Marine Information Center, secondo cui le traversate hanno riguardato solo navi cargo e non petroliere. L’organizzazione, riferisce Bloomberg, parla di “pausa temporanea quasi completa del traffico commerciale di routine”

L’Unione Europea parla di situazione “estremamente preoccupante” per la sicurezza marittima e tiene in allerta le missioni navali, tra cui Aspides e Atalanta, mentre l’Iran rivendica il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz e afferma di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo.

La designazione dello Stretto di Hormuz, del Golfo di Oman e del Golfo Persico come aree di operazioni belliche è stata decisa dal settore marittimo internazionale dopo una riunione tra sindacati e compagnie a livello mondiale, alla luce dell’aumento dei rischi per la navigazione commerciale e delle “centinaia” di navi bloccate nella regione. La decisione risponde alla “portata delle interruzioni e dei rischi a cui sono esposti gli equipaggi civili nella regione”, hanno spiegato. Il passaggio a “zona di operazioni belliche” offre ai marittimi il più alto livello di sicurezza possibile e conferisce loro il diritto di rifiutare l’imbarco, la possibilità di essere rimpatriati a spese dell’armatore e diversi bonus e indennità. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), l’agenzia dell’Onu responsabile della sicurezza in mare, sono circa 20.000 i marittimi e 15.000 i passeggeri di navi da crociera attualmente bloccati nel Golfo.

Tajani: “Il Golfo area cruciale per il nostro export”

L’associazione che rappresenta gli assicuratori del mercato Lloyd’s di Londra stima, come detto, che tra le mille navi bloccate nella regione circa la metà trasporti petrolio e gas, con possibili effetti sui mercati energetici globali. Le tensioni sono alimentate anche dagli sviluppi militari. La televisione di Stato iraniana ha riferito che una petroliera statunitense è stata colpita nel Golfo Persico settentrionale da un missile delle Guardie della Rivoluzione iraniane e che sarebbe in fiamme: secondo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione, l’Iran avrebbe il “controllo totale” dello stretto di Hormuz.

L’Unione europea segue la situazione: “Siamo estremamente preoccupati per la sicurezza marittima, in particolare nello stretto di Hormuz”, ha affermato l’Alta rappresentante Kaja Kallas, ricordando che si tratta di una rotta fondamentale per i collegamenti commerciali tra Europa e Golfo. Kallas ha spiegato che le missioni navali europee, tra cui Atalanta e Aspides, stanno “coordinando gli sforzi” per proteggere le rotte marittime, pur precisando che asset europei non sono attualmente presenti nello stretto di Hormuz. L’Italia rivendica un ruolo di primo piano nelle operazioni navali europee nella regione. Il Golfo, ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è “un’area cruciale per il nostro export”.

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