Sciopero popolare per il diritto al lavoro, la protesta del Movimento del Popolo Siciliano

La nota del Movimento presieduto da Tony Guarino.

cantieri di servizio

Il 27 gennaio, alle ore 10:00, il Movimento del Popolo Siciliano, guidato dal presidente Tony Guarino, scenderà nuovamente in piazza per una manifestazione definita “storica” dal gruppo organizzatore. Al centro della protesta, il diritto al lavoro, considerato dal movimento “un principio fondamentale negato da decenni dalle istituzioni” nonostante sia sancito dall’articolo 1 della Costituzione italiana.

Una mobilitazione popolare “non convenzionale”

Guarino annuncia che quella del 27 gennaio sarà soltanto la prima tappa di una serie di scioperi e mobilitazioni popolari. L’obiettivo dichiarato è duplice: rivendicare il diritto al lavoro e promuovere il “diritto al non voto” come forma di dissenso verso le istituzioni regionali e nazionali.

Alla manifestazione sono stati invitati percettori di SFL e ADI, ma anche tanti giovani che vivono sulla propria pelle il fenomeno dell’emigrazione giovanile. “Ogni anno – sottolinea il movimento – migliaia di ragazzi lasciano l’isola per cercare un impiego, diventando manodopera a basso costo per il Nord Italia o per altri Paesi europei”.

La proposta: una cooperativa regionale finanziata dal PNRR

Il Movimento del Popolo Siciliano ribadisce che la mobilitazione sarà pacifica e perfettamente legale, come da tradizione. Tuttavia, Guarino avverte che non si tratterà della “classica protesta”: questa volta verrà presentata una proposta concreta alle istituzioni. Il movimento intende chiedere, infatti, l’apertura di una cooperativa regionale che possa impiegare persone oggi senza lavoro e che non vogliono vivere di sussidi. L’idea è quella di mettere queste risorse umane a disposizione delle partecipate regionali, utilizzando i fondi destinati alla Sicilia dal PNRR entro il 2026.

Guarino prevede già le possibili obiezioni istituzionali: “Ci diranno che non è possibile creare nuovo precariato”. Ma ricorda come negli ultimi dieci anni siano stati attivati – o annunciati – percorsi di lavoro precario come i cantieri di servizio e i cantieri scuola, spesso mai realmente partiti, con compensi di 100-200 euro mensili destinati soprattutto ai giovani.

“Se ci sarà ostruzionismo, alzeremo l’asta”

Il presidente del movimento dichiara che la richiesta della cooperativa regionale sarà ferma e non negoziabile. “Se riceveremo ostruzionismo – afferma – siamo pronti ad alzare l’asta. Ci prenderemo ciò che spetta a ogni siciliano”.

Secondo il movimento, la Sicilia vive una condizione di “abbandono sociale” dovuta a scelte politiche che avrebbero penalizzato l’isola, contribuendo alla fuga dei giovani e all’impoverimento del tessuto produttivo. Il Movimento del Popolo Siciliano rivendica una lotta costante da quattro anni contro ciò che definisce “soprusi e umiliazioni” provenienti sia dal governo centrale che da quello regionale. L’obiettivo dichiarato è chiaro: una Sicilia “libera, laboriosa e lontana dalla politica italiana e dai suoi partiti”.

Il movimento annuncia che continuerà a utilizzare “ogni forma di strategia e di azione” purché nel rispetto della legalità e finalizzata alla tutela dei diritti dei siciliani.