Il pizzo a Borgo Vecchio: «Noi siamo venuti per il pensierino, non per la... percentuale»

I boss di Borgo Vecchio potevano contare sul controllo capillare del territorio. Alle "sentinelle" non sfuggiva mai un nuovo negozio appena inaugurato o l'apertura di un cantiere

A Borgo Vecchio il boss Angelo Monte disponeva delle sue sentinelle, sempre all'erta,  con occhi ed orecchie sempre bene aperti per rilevare nella zona nuove attività commerciali e nuovi cantieri. Immancabilmente,   poco dopo, gli  uomini del mafioso si sarebbero presentati   per chiedere la "messa a posto". Dai colloqui intercettati e registrati dai carabinieri sono venuti fuori colloqui illuminanti. documentati anche dai video delle telecamere disseminate nel rione, che testimoniano anche la scelta degli imprenditori di non pagare, di non piegarsi ai dictat di "Cosa nostra".

LA "VISITA" DI ZIMMARDI E GUARINO AD UN IMPRENDITORE

Oggi nel Giornale di Sicilia è pubblicato il resoconto di una di queste intercettazioni, che documenta la “visitina” fatta il 9 aprile da Giovanni Zimmardi e Salvatore Guarino in un cantiere di via Francesco Crispi. L'imprenditore quando li ha visti arrivare,  ha capito subito il motivo della loro presenza ed ha subite detto a Zimmardi,  ancor prima che aprisse bocca: «Parla qua... soldi non ce n'è! Per nessuno, per nessuno completamente! Se mi devi dire questo... Te ne devi andare! Te ne devi andare, perché io mi faccio un culo quanto un castello e non devo campare a nessuno!». 

«....SOLO UN PENSIERINO»

Zimmardi  ha cercato di spiegare il motivo della visita, dicendo:  «Noi siamo venuti per il pensierino, non per... per la percentuale». Ma l'imprenditore non gli fa dire altro: «Puoi riferire serenamente! Gli dici che io sono il nipote di Ninni Cassarà! ... Tanto per dire... La polizia ha le telecamere: uno, due, tre... Te ne devi andare e non ti devi fare vedere più». E quando Zimmardi ha tentato di insistere, ha tagliato corto: «Se parli ancora ti vado a denunciare... Ti vado a denunciare. Perché là c'è la telecamera». 

CACCIATI ANCHE DA UN ALTRO IMPRENDITORE

Stessa sorte è stata riservata agli stessi estorsori quando il 6 settembre si sono presentati in cantiere che stava effettuando una ristrutturazione in via Emerico Amari. Anche questa volta è stato Zimmardi a prendere la parola: «Hai chiesto il permesso a qualcuno prima di iniziare i lavori?». E poi, continuando: «Ti spiego io come funziona a Palermo... Prima di iniziare un lavoro devi chiedere il permesso alla gente della zona… perché bisogna fare un regalo ai carcerati e alle persone agli arresti domiciliari». L'imprenditore, un rumeno, per niente intimorito, li ha cacciati via, avvertendoli che li  avrebbe denunciato ai carabinieri. I due prima di andare via non hanno mancato di  minacciarlo: «Stai attento, perché hai ancora il cantiere aperto». Questo incontro è stato documentato dalle immagini di una telecamera appartenente ad una attività commerciale vicina.