“Palermo chiama l’Italia”, mille firme per il NO al referendum
Dalla città simbolo della lotta alla mafia parte un appello nazionale sottoscritto da oltre mille cittadine e cittadini in difesa della Costituzione del 1948. “La riforma della magistratura – denunciano i promotori – altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato e mette a rischio l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario”. Indetta per il 7 marzo una Giornata nazionale di mobilitazione in tutto il Paese per il NO al referendum.
Oltre mille cittadine e cittadini hanno sottoscritto a Palermo un appello nazionale per votare NO al referendum sulla riforma costituzionale della Magistratura. Dalla città che ha vissuto la violenza della mafia, l’attacco alla magistratura e le stragi del 1992, prende forma una mobilitazione civile, non violenta ma rigorosa, in difesa della Costituzione democratica del 1948.
“Siamo cittadine e cittadini che amano la Costituzione democratica. La Costituzione è la nostra casa comune che ci ha tenuti al riparo da ogni deriva autoritaria”, si legge nel documento. Un appello nato spontaneamente, dal basso, che individua nella riforma un intervento che altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato, intaccando l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, architrave del sistema dei pesi e contrappesi su cui si fonda la Repubblica.
Secondo i promotori, la riforma – presentata come intervento tecnico – non affronta i problemi reali della giustizia, ma interviene sulla struttura costituzionale del potere giudiziario. La separazione delle carriere viene definita “uno specchietto per le allodole” dietro cui si cela la subordinazione della magistratura al potere politico.
“Con la sottomissione della magistratura al potere politico – si legge nell’appello – se ne cancella di fatto l’indipendenza e l’autonomia e si riscrive la divisione dei poteri in senso autoritario e non più democratico”.
I firmatari sottolineano come le ricadute di una magistratura indebolita non riguardino i magistrati, ma i cittadini: lavoratori e lavoratrici, soggetti deboli, migranti, comunità locali e l’ambiente stesso. Senza un controllo di legalità effettivo sull’esercizio del potere, i diritti diventano fragili e la democrazia perde sostanza.
L’appello è sottoscritto da una pluralità ampia e trasversale di cittadine e cittadini, espressione di diverse realtà sociali, professionali e culturali. Tra i firmatari figurano giornalisti, medici, avvocati, farmacisti, impiegati pubblici e privati, imprenditori, insegnanti, scrittori, fotografi, operatori culturali, lavoratrici e lavoratori di differenti settori produttivi. Una composizione eterogenea che testimonia come la difesa della Costituzione e dell’equilibrio democratico non sia questione di categoria o appartenenza politica, ma patrimonio condiviso di una comunità civile consapevole e responsabile.
L’appello si inserisce in un processo di mobilitazione che cresce spontaneamente in tutto il Paese. Da nord a sud si moltiplicano iniziative pubbliche, assemblee e momenti di confronto per sostenere le ragioni del NO.
Da Palermo parte ora un’iniziativa concreta: indire per il 7 marzo una Giornata nazionale di mobilitazione per il NO al referendum, con iniziative diffuse in tutte le città italiane, nei luoghi di lavoro, di studio e della vita quotidiana.
“È in gioco l’equilibrio democratico della Repubblica. Difendere la Costituzione del 1948 significa difendere la libertà oggi e per le generazioni future”, concludono i promotori.
Per sottoscrivere l’appello https://c.org/8WjHhkYmgW
