«Centro Missione e Carità», i residenti del quartiere: «Abbiamo paura per i nostri figli»

Una bomba ad orologeria: stando alle parole dei residenti della zona in cui sorge il centro Missione e Carità di Biagio Conte, sembrerebbe questa la definizione più adatta all’indomani della fuga dalla struttura di decine di persone. Ci voleva il covid-19 per gettare nell’angoscia un intero quartiere. Intervistati da Marcella Chirchio, inviata di Palermo Live, due uomini, e una donna direttamente dal balcone di casa esprimono tutta la loro inquietudine per una situazione sì monitorata, ma ancora tutta da risolvere. Perchè, è bene ricordarlo, la maggior parte dei 125 contagiati presenti all’interno della Missione, che hanno finito per gettare nel panico il resto degli ospiti sono ancora lì. Cosa che fa temere il possibile ripetersi  della precipitosa fuga attraverso le finestre lato via Mario Orso Corbino di qualche giorno fa, con i cassonetti della Rap ideali punti d’appoggio per il definitivo salto verso l’esterno.

Ed è proprio la presenza di ben venti cassonetti, molti dei quali da 30 anni sistemati in via Corbino, ma adesso accumulati arbitrariamente in una strada di appena cento metri di lunghezza, che infastidisce i residenti. A causa dal persistente fetore, oltre che della presenza crescente di parassiti, la richiesta è di un pronto intervento per evitare rogne a livello igienico sanitario. Ma non solo, perchè quello che viene definito come il più serio dei problemi riguarda proprio il rischio di nuove, eventuali fughe dal Centro da parte di gente contaminata. “La paura è tanta e così non si può andare avanti – denunciano gli abitanti del quartiere -; siamo in ansia soprattutto per i nostri figli e per il fatto che nessuno può dare la certezza che tutti coloro che hanno abbandonato il Centro sono stati fatti rientrare”. 

(Interviste a cura di Marcella Chirchio – montaggio Francesca Catalano)

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Alfredo Minutoli