A San Giuseppe Jato il ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo: “Simbolo crudele di una mafia che teme la legge”

“Trent’anni fa la mafia ha superato un confine che non avrebbe mai dovuto essere oltrepassato: ha rapito, torturato e assassinato un giovane innocente, Giuseppe Di Matteo, trasformando la sua vita in una lunga prigionia di dolore e usando il suo corpo come strumento di ricatto contro lo Stato. Ricordare Giuseppe oggi, a San Giuseppe Jato, non è solo un dovere della memoria: è un atto di verità e rispetto nei confronti dei familiari oggi qui presenti”. Così ha dichiarato il sindaco della Città Metropolitana di Palermo, Roberto Lagalla, prendendo parte, al Giardino della Memoria di San Giuseppe Jato, alla cerimonia in ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso l’11 gennaio 1996.

“La sua uccisione – ha proseguito Lagalla – ci ricorda fino a che punto può arrivare la ferocia mafiosa quando si sente minacciata dalla giustizia e dalla scelta coraggiosa di collaborare con lo Stato. Giuseppe non è una vittima collaterale: è il simbolo più crudele di una mafia che teme la libertà, la parola, la legge. Ed è anche il simbolo di ciò che non possiamo permettere che accada mai più. La memoria, se resta solo commemorazione, rischia di diventare rituale vuoto. Per questo oggi ribadiamo che il sacrificio di Giuseppe ci obbliga a un impegno quotidiano: nella difesa dei diritti dei più fragili, nell’educazione alla legalità delle nuove generazioni, nel sostegno a chi sceglie di stare dalla parte dello Stato e della giustizia. La Città Metropolitana di Palermo continuerà a essere dalla parte di chi rompe il silenzio, di chi non si piega, di chi crede che la mafia non sia un destino ma una responsabilità da combattere”.