“Guerra quasi finita”, l’annuncio di Trump agita i Pasdaran: “Decideremo noi”
Se “fermasse il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz“, l’Iran verrebbe colpito dagli Usa “venti volte più forte” di quanto fatto finora. Il monito del presidente Donald Trump si aggiunge a quanto affermato nelle ore precedenti, quando il tycoon aveva dichiarato che la guerra con l’Iran era “praticamente conclusa”.
“Finirà presto. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di 4-5 settimane”, aveva affermato Donald Trump in un’intervista a Cbs. “Non hanno navi, non hanno comunicazioni e non hanno l’aeronautica”. Successivamente, su Truth, la minaccia di un’intensificazione degli attacchi qualora il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz si fermasse: il presidente Usa ha aggiunto che sarebbero eliminati “obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione. Morte, Fuoco e Furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo Usa alla Cina e a tutte le nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero sia un gesto che sarà molto apprezzato”.
Iran: “Negoziati con gli Usa non più all’ordine del giorno”
L’Iran, dal canto suo, ha lanciato nuovi attacchi contro i paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. Riad ha distrutto due droni nella sua regione orientale ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei droni. I Pasdaran hanno poi annunciato di aver “colpito” la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con “5 missili”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che il Paese continuerà gli attacchi missilistici finché sarà necessario, secondo quanto riporta Afp. Araghchi ha escluso i colloqui dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran finirà “molto presto”. Il ministro ha dichiarato all’emittente statunitense PBS News che il suo Paese è pronto a continuare gli attacchi missilistici e che i negoziati con gli Stati Uniti non sono più all’ordine del giorno. I Pasdaran annunciano che saranno loro a stabilire quando finirà la guerra.
Netanyahu: “Stiamo spezzando le ossa all’Iran”
L’Idf ha ordinato l’evacuazione urgente del Libano meridionale: il portavoce Avichay Adraee ha annunciato che Israele sta agendo “con la forza” contro Hezbollah a sud del fiume Litani. “Ribadiamo il nostro appello urgente affinché evacuiate immediatamente le vostre case e vi dirigiate immediatamente a nord del fiume Litani”, scrive su X.
Dopo una pausa di 10 ore, l’Idf ha rilevato un nuovo attacco missilistico balistico dall’Iran contro il centro di Israele. Si prevede che le sirene suoneranno nel centro di Israele nei prossimi minuti. Lo riferiscono i media di Tel Aviv.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele sta “spezzando le ossa” al potere iraniano dall’inizio dell’offensiva condotta congiuntamente con gli Stati Uniti dal 28 febbraio, ma che “non ha ancora finito”. “Aspiriamo a portare il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia, ma alla fine dipende da loro”, ha dichiarato Netanyahu durante una visita a un centro di emergenza del ministero della Salute israeliano, ieri in tarda serata. “Non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa – e non abbiamo ancora finito”, ha aggiunto.
L’ambasciata Usa a Beirut invita i connazionali a lasciare il Libano
L’ambasciata statunitense a Beirut esorta i suoi cittadini a trovare un “rifugio” se non intendono lasciare il Libano. Lo riferisce la Bbc. In un avviso di sicurezza emesso stamani, l’ambasciata afferma che i cittadini statunitensi “dovrebbero seriamente considerare” di lasciare il Paese con i voli della Middle East Airlines in partenza dall’aeroporto Rafic Hariri di Beirut, se ritengono che sia sicuro farlo.
L’Australia dispiegherà in Medio Oriente un aereo da sorveglianza, missili aria-aria e personale di supporto dell’Australian Defence Force, rispondendo a una richiesta del presidente degli United Arab Emirates, Mohamed bin Zayed. Il primo ministro laburista Anthony Albanese lo ha definito “uno sforzo per aiutare a proteggere gli australiani nella regione sotto minaccia di attacco dall’Iran”. E ha ribadito che l’Australia non adotta azioni offensive contro l’Iran e non dispiegherà truppe sul terreno in eventuali offensive condotte degli Stati Uniti e da Israele.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto affrontare un nuovo attacco da parte di droni e missili iraniani, nell’undicesimo giorno del conflitto in Medio Oriente, ha comunicato il ministero della Difesa, stando a quanto riporta Afp. “Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente rispondendo alle minacce missilistiche e di droni provenienti dall’Iran”, ha scritto il ministero su X.
