Dopo Bucha l’inferno di Borodyanka: duecento civili trucidati

Ancora scene di distruzione ed esecuzioni sommarie sulla scia della ritirata russa. A Borodyanka si recuperano cadaveri con evidenti segni di tortura

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Dopo Bucha, Borodyanka. Le scene terrificanti giunte dalla cittadina alle porte di Kiev si stanno ripresentando una ventina di km più a nord. Il sindaco di questo centro dell’Oblast di Kiev con poco meno di 15 mila abitanti ha detto che fra le macerie ci sono i corpi di circa 200 civili trucidati dai russi, ha  ricordando che il 24 febbraio la sua città è stata la prima ad essere colpita. Ed ha  reso noto  che solo ora hanno potuto portare via i corpi dei morti, perché i russi prima non ce lo avevano permesso. «Addirittura ci dicevano che potevamo andare via, ma sparavano a chiunque uscisse in strada», ha ricordato. Borodyanka  appare in gran parte distrutta dai bombardamenti, ed ieri è stata raggiunta dall’inviato dell’Ansa, che ha assistito al ritrovamento del «cadavere di un uomo con segni di torture: aveva la mani legate e una busta alla testa».

IL RACCONTO DEL SINDACO DI BORODYANKA

Questo il racconto del sindaco di Borodyanka : «I morti li stiamo portando via adesso perché i russi non ce lo hanno permesso fino a quando sono stati qui. Sì, è vero, hanno attivato i corridoi umanitari sei volte, ma i soldati sparavano a chiunque uscisse per strada e terrorizzavano la gente già solo disegnando quella maledetta zeta ovunque». In effetti la “Z” è sulle macchine, sulle porte dei magazzini, sui palazzi e persino la “N” delle insegne è stata rovesciata per diventare zeta. Gli abitanti sono  rimasti tutti in trappola, perché intanto sono arrivati i razzi e i proiettili dai tank su cose e persone.

RECUPERATI MORTI ANCHE TORTURATI

Il capo della polizia, Viacheslav, dopo che i russi sono andati via,  gira strada per strada con una squadra di militari e un camioncino. Riceve le segnalazioni dei familiari degli assenti. Ogni tanto si fermano:  prendono una sacca bianca di plastica, fanno zig zag tra le macerie, e si chinano per recuperare, uno per uno, quello che resta dei loro concittadini. Molti palazzi non esistono più, altri sono sventrati, tante case sono state bruciate. E, a differenza della vicina Bucha, la maggior parte dei morti non si vede per strada.

I cadaveri sono tra le macerie, tumulati nei rifugi degli edifici crollati o in qualche campo in periferia. Tra i corpi, Viacheslav ha recuperato anche il cadavere di un giovane sui vent’anni. Era riverso a terra dietro un giardino che dà su un campo e aveva i pantaloni abbassati, una busta stretta alla testa con l’adesivo, le mani legate da una corda e dei segni sulle gambe. Il poliziotto ha provato a girarlo, poi con una smorfia si è ritratto e ha chiesto la busta bianca per portarlo via. «È evidente che i segni sono quelli di torture», ha detto.

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