Wimbledon, la finale femminile incorona Elena Rybakina

Elena Rybakina è la nuova regina di Wimbledon. La 23enne tennista kazaka di origine russa ha prevalso in tre set sulla tunisina Ons Jabeur con il punteggio di 3-6/6-2/ 6-2 in poco meno di due ore di gioco, in una partita che ha risentito (non poteva essere altrimenti) dell’emozione delle due tenniste, alla prima finale importante della loro carriera.

Diciamo subito che la sensazione è che la Jabeur abbia perso l’occasione della vita. Dopo un primo set dominato in modo netto, la tennista tunisina invece di continuare ad applicare lo stesso schema tattico che aveva irretito la kazaka, ha quasi abbandonato mentalmente la partita, consentendo alla Rybakina di ritrovare con calma il suo tennis fatto di potenza e di continue accelerazioni e soprattutto la freddezza che le aveva consentito di arrivare in finale.

WIMBLEDON, IL RACCONTO DELLA FINALE FEMMINILE

Primo set che è partito con il break subito al terzo game della Jabeur, che con il suo tennis fatto di rotazioni in back e di continui drop-shot ha mandato letteralmente in bambola la Rybakina; la quale, dall’alto dei suoi 185 cm, non riusciva a domare le traiettorie velenose dell’avversaria. Lucida anche al servizio, la Jabeur è riuscita a chiudere il primo set in 33 minuti con un break strappato addirittura a zero alla kazaka, in totale confusione tecnica e tattica.

Qui, il primo “strano” momento della finale. Al rientro in campo, invece di “aggredire” l’avversaria cercando di sfruttare il suo momento di crisi, la Jabeur smetteva misteriosamente di giocare il suo tennis preferito, di fatto consentendo alla kazaka di appoggiarsi ai suoi colpi preferiti, facendole ritrovare ritmo e misura. La Rybakina strappava così il servizio alla tunisina proprio in apertura di set, dando l’inizio alla rimonta. E mentre la percentuale di prime palle di servizio della Jabeur si abbassava drasticamente, la kazaka faceva valere le sue lunghe leve anche sulla risposta alla seconda di servizio dell’avversaria, troppo “morbida” e quindi attaccabile con risposte vincenti che hanno tagliato le gambe alla tunisina. La seconda frazione si chiudeva in 40 minuti con un secondo break al quinto gioco.

FINALE FEMMINILE WIMBLEDON, IL MOMENTO CHIAVE: LA FREDDEZZA DELLA RYBAKINA

Chi a questo punto si aspettava la controreazione della Jabeur e un terzo set incerto, veniva subito smentito dalla Rybakina, che esattamente come nel terzo set apriva con il break all’avversaria. La cosa che più ha stupito nell’andamento soprattutto del terzo set è stata l’incapacità della Jabeur di provare di nuovo a mettere in difficoltà la kazaka con i colpi in back, di fatto appiattendosi su uno stile di gioco nel quale la Rybakina si trovava perfettamente a suo agio. Il momento chiave della finale arrivava così al sesto gioco del terzo set, quando la Jabeur si ritrovava sullo 0-40 con tre palle break per riaprire la partita: qui la Rybakina dimostrava tutta la sua freddezza e la sua concentrazione, annullando i break-point e risalendo fino a vincere il game e chiudere poi con il definitivo 6-2 in 38 minuti.

Una esultanza contenuta, quasi impercettibile quella della vincitrice, quasi a non rendersi conto della grandezza dell’impresa appena compiuta, al cospetto di una Jabeur che, come detto all’inizio, ha lasciato per strada una partita che sembrava avere saldamente in pugno dopo la prima frazione di gioco. Alla fine la più commossa era proprio la tunisina, che ha chiuso ringraziando il pubblico con una frase che dà il senso della grandezza della sua impresa, anche se mancata: “Spero di essere di ispirazione per i ragazzi e le ragazze del mio paese e della mia terra”. Un appello che rappresenta uno dei grandi poteri che lo sport e i suoi campioni portano da sempre con loro.

Domani in campo l’altra attesissima finale di Wimbledon, con Nick Kyrgios a caccia del suo torneo perfetto, al cospetto di Novak Djokovic. Mettetevi comodi, le emozioni sono garantite.

Published by
Giuseppe D'Agostino