Una panchina rossa in memoria di Giovanna Bonsignore

L’auspicio è quello di non vedere, in futuro, alcuna panchina rossa, al netto di quelle già sistemate in memoria di chi non c’è più. 
Non scorgerne più alcuna nuova, al centro di villette comunali e piazze di piccoli e grandi centri, se non per via della creatività di qualche artista che predilige i colori accesi. 
Ma il ridimensionamento e la sconfitta del fenomeno dei femminicidi, dati alla mano, appaiono ancora un traguardo lontano. Nel 2022, in Italia, sono state uccise ben cinquantotto donne e, dall’inizio dell’anno, si contano altre quattro vittime
E allora, seppur mestamente, ben vengano le panchine e le scarpe rosse: nella speranza che siano solo un memorandum e non un tragico presagio. 
Da qualche giorno, anche Giovanna Bonsignore ha una panchina che la ricorda, nel suo fulgore di giovane donna bionda dallo sguardo azzurro. 
Nella “sua” Villabate, in piazza Umberto I, eternata in una panchina rossa dove campeggiano due grandi occhi chiari, affettuoso omaggio alla sua bellezza. 
Ma anche al suo mondo di donna attiva e volitiva, impegnata in ambito sociale, per la crescita della sua comunità.  

Giovanna Bonsignore, uccisa lo scorso 15 dicembre

LE DECORAZIONI, DONO DELL’ ASSOCIAZIONE “ARCHÈ”

La panchina rossa, realizzata col patrocinio del Comune di Villabate, è stata decorata dai volontari dell’associazione “Archè”, che opera sul versante della promozione e dello sviluppo di iniziative culturali, artistiche, sociali e ricreative.
Giovanna ne faceva parte attivamente, e per lei si profilava l’incarico di presidente. 
Un ruolo che, di certo, avrebbe svolto con la generosità e la piena adesione alla vita che erano proprie del suo modo di essere, malgrado le esperienze dolorose e la difficoltà che aveva incontrato nel suo cammino.
Un percorso arrestato dalla violenza del compagno Salvo Patinella, che l’ha uccisa con un bisturi nel suo appartamento di Villabate, alle porte di Palermo. 
Qualche istante dopo, si è tolto la vita. 
Un copione che si ripete tragicamente con i “soliti” protagonisti: una lei che vuole mettere fine alla relazione e un lui, incapace di accettarne le conseguenze e di elaborare in chiave costruttiva la fine di un rapporto. 
Sulla panchina rossa, è stato adagiato un mazzo di fiori, donato dalle donne della locale FIDAPA: un gesto delicato per perpetuare la memoria. 
Ma soprattutto, c’è una targhetta sistemata da Carlotta, l’unica figlia di Giovanna, frutto di una precedente unione. 
Un’altra vittima incolpevole, l’ennesima e certamente neppure l’ultima. 

La foto della panchina è di Silvia Ajello 

 

Published by
Marianna La Barbera