Cronaca di Palermo

Vittorio Sgarbi: “Feltri sbaglia a schematizzare ma la colpa è dello Stato”

Le parole di Vittorio Feltri sulla presunta inferiorità dei meridionali hanno generato un’eco polemica (e di sdegno) che ha attraversato tutta l’Italia trovando terreno fertile nella parte meridionale del nostro Paese. Abbiamo chiesto un parere a Vittorio Sgarbi, famoso critico d’arte amico del fondatore di “Libero” che ha ricoperto, durante il corso della sua carriera politica, il ruolo di sindaco nel comune siciliano di Salemi.

LE PAROLE DI VITTORIO SGARBI A PALERMO LIVE

Cosa ne pensa un uomo di cultura delle esternazioni rilasciate da Feltri? Ecco le parole di Vittorio Sgarbi rilasciate al nostro giornale:

Signor Vittorio Sgarbi, lei è amico di Vittorio Feltri e qui in Sicilia ha ricoperto la carica di sindaco a Salemi. Cosa pensa delle esternazioni sui meridionali?

“Ho letto delle polemiche ma non ho sentito lui. Credo che si tratti di un paradosso che fa parte del personaggio, nel senso che ha detto una cosa che non andava detta. Io mi sono accorto della suscettibilità perché in maniera molto tenue quando mi hanno chiesto delle misure di De Luca io ho detto ‘Sono particolarmente severe perché conoscendo i napoletani ha paura che non rispettino le regole’. Mi hanno rimproverato addirittura per questo. Non era sicuramente contro i napoletani ma era in ordine ad un’indole che non accetta imposizioni, soprattutto ridicole, come quelle di non andare all’aria aperta. Infatti, dopo che io mi sono scusato soltanto per l’interpretazione impropria delle mie dichiarazioni che erano relative al temperamento e ad una natura che è anche la mia, anche io sono meridionale da questo punto di vista, c’è stato l’episodio di Saviano dove si è visto che 200 persone non hanno rispettato le regolette ridicole di questo Governo”.

Passaggio su Vittorio Feltri: “Feltri ha parlato in modo paradossale di un disagio: se un lavoratore in meridione guadagna di meno di un lavoratore nel nord, è colpa dello Stato. Non è un discorso genetico ma un fatto sociologico. Al Sud hanno un deficit che non è colpa del temperamento dei meridionali, che sono personalità straordinaria, ma è colpa della situazione economica. Se interpretate in questi termini, probabilmente sarà perdonato. O uno prende le dichiarazioni di Feltri non come una volontà negativa ma come una presa d’atto di un disagio che danneggi gli stessi meridionali, oppure è evidente che lui ha sbagliato. Non possiamo pensare che abbia un pensiero così rozzo! È una valutazione di un dato di fatto”.

Lei è un uomo di cultura: perché il meridione è visto di cattivo occhio? È una situazione culturale, un fattore storico e c’è altro?

“È un fattore storico. Mi dica quali sono le frasi rimproverate a Feltri? (L’inferiorità dei meridionali ed il fatto che godano dei problemi del Nord). Questo è un ragionamento di ordine psicologico. Quando si è visto che il virus era più forte in Lombardia che al Sud, c’è stato un compiacimento. ‘Voi avete i soldi, noi la salute”. Sono delle schematizzazioni che vanno interpretate in termini non genetici e razzistici. È chiaro che dietro c’è anche una cultura anti-meridionale che è quella per cui si pensa che al meridione non si fa nulla. Ma se anche questo corrispondesse ad un margine di verità, questo indica una carenza ed un limite dello Stato. È una responsabilità dello Stato, non dei criminali soltanto. L’orientamento di una mente come quella di Feltri è una schematizzazione che si riduce ad un insulto ma dietro di quello c’è uno stato sociale reale che vede in difficoltà il Sud. Ad esempio: se ci fosse stata un’azione forte del Coronavirus al Sud come in Lombardia, quanti sarebbero stati i posti letto di terapia intensiva degli ospedali meridionali? È evidente che c’è un disagio strutturale. Nell’economia, nella sanità e nella criminalità c’è un disagio strutturale che non riguarda il carattere. Feltri ha rappresentato in modo schematico ma indiscutibile la differenza struttura tra Nord e Sud: se l’aggressione del Coronavirus si fosse manifestata al meridione, sarebbe stato più difficile fronteggiarla. Io sono convinto che abbia sbagliato Feltri perché ha schematizzato ma la responsabilità non è sua ma dello Stato, della politica e della situazione oggettiva del disagio del meridionale”.

Vittorio Sgarbi continua: “Ad esempio: se uno nasce a Reggio Calabria ha l’offerta del lavoro limitata e l’offerta della mafia molto forte, quindi può andare in galera anche se non è mafioso perché rientra in un clima ambientale per cui il calabrese è criminale. Cosa che io non credo e che è sbagliata. Però se uno nasce a Reggio Emilia, il rischio di essere arrestato per mafia non c’è. A Reggio Emilia uno ha una serie di garanzie che dipendono da uno Stato più forte. Il vero problema del meridione è la debolezza dello Stato e la debolezza dell’economia. Quando uno lo dice in modo così schematico, da un lato offende i meridionali ma dall’altro lato dice una cosa che è inoppugnabile, non nel senso del carattere, ma nel senso della situazione. Senza garanzie, se non si trova posta nelle aziende dello Stato, si trova posto nella mafia che poi si espande al Nord perché c’è più da mangiare”.

Passaggio su Saviano: “Perché al cinema il mafioso parla sempre siciliano e non il milanese? Eppure la mafia non c’è soltanto in Sicilia! Saviano fa esattamente come Feltri: umilia il meridione perché tutti i protagonisti di ‘Gomorra’ non sono milanesi, bergamaschi o veneziani. Eppure c’è stata la mafia del Brenta ma tutti i camorristi sono meridionali. Perché i film di Saviano non sono guardati come uno guarda Feltri? In realtà dicono questo. Il fenomeno criminale è un fenomeno meridionale. Saviano e Feltri, quindi, sono identici. Per me Saviano diffama il meridione più di Feltri”.

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Published by
Andrea Mari