Dopo gli arresti d’ieri, la reazione di Salvini in relazione al discusso caso «Diciotti»

È notizia d’ieri la notizia che la polizia palermitana ha arrestato 14 uomini, di nazionalità straniera,  Sono accustati di appartenere a un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e all’esercizio di abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento e altri delitti contro la persona, l’ordine pubblico, il patrimonio e la fede pubblica. L’organizzazione, che vantava basi e cellule logistiche e finanziarie tra Lampedusa, Roma, Milano e Udine, è ritenuta responsabile di una serie di traversate in mare tra cui quella che ha richiesto l’intervento della «Diciotti», la nave della Guardia costiera chiamata il 16 agosto 2018 per soccorrere 190 migranti.

LA REAZIONE DI SALVINI

La notizia che questa banda abbia potuto organizzare anche la traversata che poi ha richiesto l’intervento della «Diciotti», ha chiamato in causa quasi automaticamente Matteo Salvini, protagonista della famosa controversia politica che ha visto la nave con i migranti da una parte, il Viminale dall’altra, e lui accusato di sequestro di persona aggravato per aver ritardato lo sbarco dei migranti. Accusa che gli ha fatto rischiare un processo per sequestro di persona. Questo il suo commento: «È stata sgominata a Palermo una banda di trafficanti di esseri umani, capaci di organizzare partenze dall’Africa e anche fughe dai centri di accoglienza italiani per spostare i clandestini nel Nord del Paese, in Europa o negli Usa. Il sospetto concreto è che la banda avesse fatto affari perfino sugli immigrati fatti sbarcare dalla Diciotti, un’altra vicenda che per qualcuno doveva costarmi l’ennesimo processo. Ho rischiato di finire alla sbarra con l’accusa di sequestro di persona. Grazie a Forze dell’Ordine e magistratura per la brillante operazione. Sono sempre più orgoglioso di andare in tribunale a Catania, il prossimo 3 ottobre, e ribadire che difendere l’Italia e i suoi confini non è un reato ma un dovere».

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Pippo Maniscalco