Confesercenti Sicilia: «I parrucchieri aprono il 18 maggio, ecco cosa c’è da sapere»

I parrucchieri e gli estetisti, certamente, sono una delle categorie più colpite dall’epidemia portata dal Coronavirus. Il virus esploso in Cina, capace di propagarsi in tutto il mondo colpendo duramente anche l’Italia, non ha ancora permesso la loro apertura. Con l’avvento della “Fase 2“, però, la chiusura forzata troverà la sua conclusione: il 18 maggio, infatti, questi professionisti potranno rialzare le saracinesche dei propri esercizi tornando, quindi, a lavorare. Il discorso inerente ai parrucchieri è ancora nebuloso: come bisgonerà comportarsi? Bisognerà prendere un appuntamento tramite prenotazione? Quali precauzione dovranno adottare lavoratori e clienti? Abbiamo chiesto delucidazioni a Nunzio Reina, imprenditore del settore dell’acconciatura, artigiano da oltre 30 anni con tanti importanti incarichi ricoperti e responsabile dell’area Attività produttive di Confesercenti Sicilia.

LE PAROLE DI NUNZIO REINA

In molti ancora navigano nel buio rispetto alla questione parrucchieri. Nunzio Reina ci ha spiegato in modo esaustivo quali saranno i paletti e i comportamenti che regoleranno la nuova apertura di questi esercizi pubblici:

“Il 18 maggio si apre. Aspettiamo alcuni protocolli che deve emanare l’Inail. Noi avevamo già come Confesercenti presentato alla Regione Siciliana un protocollo che abbiamo tratto dai locali in Svizzera, che sono già aperti, e con i sistemi usati in Valle d’Aosta e Sardegna. Avevamo, quindi, preso in considerazione tutto questo creando un protocollo. Molto probabilmente sulle linee guida siamo là. Cosa prevede il tutto? Bisogna andare dal parrucchiere con una prenotazione, perché all’interno del locale non può essere creato per nessun motivo assembramento. Tutto è in relazione ai metri quadri dell’azienda: bisogna seguire, questo punto è fondamentale, la distanza sociale lasciando minimo un metro e mezzo da un soggetto ad un altro. Il problema sorge quando un locale non ha i metri quadri giusti per soddisfare questo requisito. Con loro cosa si fa? Ricordo che restare chiusi è una necessità, non una volontà. I grandi locali, ad esempio, licenzieranno alcuni dei dipendenti perché hanno meno posti a disposizione”.

Passaggio sulla clientela: “Si sanifica il tutto, si mette il prodotto disinfettante nelle mani. La clientela entra con la mascherina, se non ce l’ha deve offrirla subito il titolare dell’azienda. Sarà il cliente a posare all’interno del guardaroba, già sanificato più volte come tutto il locale, eventuali oggetti personali. Successivamente, ci si accomoda: in caso di shampoo, il lavoratore preposto utilizzerà guanti, mascherina ed una protezione in plastica davanti che permette il non contatto viso a viso. Un solo operatore lavorerà sul singolo cliente alla distanza di una poltrona dall’altra di un metro e mezzo, così da soddisfare la distanze sociali. Se l’operatore non deve lavorare con i guanti, dovrà lavarsi le mani e disinfettarle con il prodotto. Quando il cliente ha finito, andrà alla cassa dove sarà montata una parete in plexiglass che permette di non avere contatti diretti, pur avendo il cassiere guanti e mascherine”.

Appello finale: “Ci hanno dato questo possibilità, che è importante, quindi andiamo a lavorare ed impegnamoci sotto l’aspetto professionale, sociale e civile affinché il tutto possa funzionare. Se aumentano gli ammalati, saremo nella condizione di richiudere. Siamo attenti e responsabili, rimproverando anche qualcuno che non è nelle condizioni o ha un’abbassamento di tensione. Questo è fondamentale. Noi di aiuti veri e propri non ne abbiamo ricevuti. Solo chiacchiere: realmente pochissimo. Non vogliamo nulla, semplicemente chiediamo di togliere le tasse per tutto il 2020. Risparmiando questi soldi, possiamo trovarci nella condizione di affrontare il dopo, pagando tutto. Il lavoro sarà di meno ma le spese saranno uguali, quindi molti non potranno continuare l’attività…”

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Published by
Andrea Mari