Mirri risponde agli «amici» e si discolpa per «delega»

Tra le prerogative di un presidente di una società di calcio in Italia c’è quella di subire le critiche dei tifosi. È vero infatti che il calcio è il quinto settore industriale per produzione di P.I.L. e le società vanno gestite come qualsiasi industria ma è altrettanto vero che i fruitori dei servizi offerti sono i tifosi. Essi hanno altre prerogative perché la loro fidelizzazione deriva esclusivamente dalla passione. Non sono stati mai messe in discussione la passione e la appartenenza dei sostenitori di squadre di piazze importanti come Roma,  Napoli, Genova, Firenze e Milano tanto per citare qualche piazza dove critiche anche feroci sono state fatte anche nel recente passato.

A Palermo, dove si dovrebbe essere abituati all’esercizio del dissenso sembra che da un anno questo non debba essere consentito. Tra le cose dette ieri da Dario Mirri ai più è sembrato di capire che i veri tifosi debbano essere solo quelli che hanno fede nel progetto e negli uomini della neonata società rosanero. Non c’è dubbio che le affermazioni fatte dal presidente su tematiche come lo stadio, il centro sportivo e la corretta gestione economica siano assolutamente condivisibili, anzi siamo tutti d’accordo che una gestione sana e la possibilità di acquisire come proprietà gli impianti sportivi con tutto il contorno di attività ad essi collegati garantiscono quanto meno dal rischio di un ennesimo fallimento e pongono una società di calcio in una posizione di mercato appetibile a nuovi investitori.

Ciò che non convince è però la delega sulla gestione della squadra. Alle domande sul mancato ingaggio di alcune figure come un attaccante di comprovata capacità, peraltro promesso all’indomani della promozione in C, o sulla scelta di effettuare il ritiro in un luogo dove anche a causa della pandemia era impossibile organizzare amichevoli il presidente ha risposto che di tutto ciò che riguarda la gestione sportiva sono altri ad esserne responsabili.

È chiaro ed è nelle regole del management aziendale che l’esercizio della delega è una funzione dirigenziale ampiamente adottata. È altrettanto logico però fare notare come questo strumento si debba avvalere del metodo PDCA (plan, do, check, act). Chi, per capirci, conferisce una delega ha il dovere oltre a pianificare e mettere in atto una azione progettuale di assicurarsi che quest’ultima sia in linea con il programma e chi la sta esercitando stia conseguendo i risultati sperati altrimenti deve intervenire revocandola o rivedendola. Ci è sembrato che Mirri, bravissimo in questo, si voglia occupare solo della parte finanziaria dimenticando che oltre a quanto già scritto sopra la posizione di mercato di una società calcio dipende anche dai suoi successi sportivi e della categoria nella quale disputa i suoi campionati.

A questo punto viene naturale chiedersi se lui da tifoso quale indubbiamente è sia contento di questo mercato e se ha intenzione di chiedere conto e ragione ai suoi collaboratori di una evidente carenza strutturale della sua squadra del cuore. Purtroppo molte domande legate a questo tema non potevano essere fatte ieri da chi ha nella sua deontologia professionale il dovere di informare ed il diritto di criticare. La stampa come da egli stesso affermato ha in questo momento meno diritto a sapere ed a chiedere rispetto ad una parte di tifosi che per avere partecipato ad una iniziativa di azionariato popolare ha potuto essere unica destinataria di una chiacchierata con il presidente.

Auspichiamo che questo modus operandi non diventi le regola e che ci sia consentito di esercitare la nostra professione magari potendo parlare anche a chi negli ultimi tre mesi di interviste ne ha fatte poche e soprattutto con pochi interlocutori eletti.

Published by
Affiance Service