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Migranti, ritrovato in fondo al mare il corpo di una mamma che abbraccia il suo bambino

Una mamma che stringe tra le braccia il figlioletto. È lo straziante avvistamento che ha avuto luogo nel corso delle operazioni di soccorso effettuate nelle ultime ore nel nord del Libano. Quattro mesi fa un’imbarcazione è lì affondata durante uno dei tanti viaggi della speranza con cui migranti, libanesi e siriani in questo caso, tentano di arrivare in Italia.

“C’era una donna giù in fondo, il cui corpo è rimasto incastrato a metà fuori da un oblò, mentre teneva in braccio suo figlio… ci ha spezzato il cuore“. Questo il racconto di uno dei soccorritori, Tom Zreika, citato stamani dai media libanesi.

I due corpi, stretti in quell’abbraccio ormai eterno, rimarranno in fondo al mare. Sono intrappolati, infatti, nella carcassa dell’imbarcazione.

MIGRANTI, TERRIBILE NAUFRAGIO AL LARGO DEL LIBANO

Lo scorso 24 aprile l’imbarcazione affondò, in circostanze ancora da chiarire, dopo un contatto con una motovedetta della marina militare libanese. A bordo vi erano più di 85 migranti. Una quarantina, per lo più donne e bambini, rimasero intrappolati, non riuscendo a mettersi in salvo.

Le operazioni di recupero sono iniziate nei giorni scorsi sotto il formale coordinamento della Marina militare libanese. Sono state infatti organizzate a seguito di un’iniziativa privata, con mesi di ritardo. Il tutto grazie a una raccolta di fondi gestita in parte da una rete di familiari delle vittime. Buona parte si trovano in Australia.

Alcuni tentativi hanno visto i cadaveri essere portati in superficie e poi decomporsi sotto gli occhi dei soccorritori. La marina libanese ha allora informato l’organizzazione non governativa australiana AusRelief dell’impossibilità di continuare le operazioni. Si parla di “rischi di sicurezza”. Dunque, stando ai media locali, una trentina di corpi, tra cui quello di mamma e figlio, resteranno in fondo al mare.

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Redazione PL