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Makari, mafia e sessismo: è polemica per la seconda stagione

La seconda stagione di Makari ha da poco fatto il suo debutto su Rai Uno, e sono già arrivate le polemiche.
Nello specifico a sollevare un vero e proprio polverone sono state alcune frasi pronunciate dal protagonista Saverio Lamanna (Claudio Gioè). “Lì – indicando Trapani – inventarono la parola Cosa Nostra. I primi mafiosi sbarcati negli Stati Uniti venivano proprio da lì. E la prima mafia non la chiamavano Cosa nostra, ma la Tradizione. E con la T maiuscola”, dice il giovane che porta al castello ericino Lamanna e Piccionello.

IL SINDACO: “RICOSTRUZIONE ERRATA DI TRAPANI”

Nella nota diramata sul profilo Facebook del Comune di Trapani il sindaco Tranchida premette che “il successo indiscutibile ottenuto dalla fiction Màkari, campione d’ascolti su Rai1, ha consentito al nostro territorio di godere di una straordinaria promozione turistica, autentico spot a cielo aperto che milioni di italiani hanno avuto modo di apprezzare in prima serata“.

“Non possiamo certamente negare i fatti storici e sociali, come quelli di cronaca giudiziaria, ma fotografare l’immagine di una città intera con la parola mafia, pur non citando mai direttamente Trapani, è comunque una ricostruzione errata ed inappropriata oltre che parziale ed assolutamente ingenerosa”.

“Nel nostro territorio, non nascondiamoci dietro a un dito – continua il sindaco – non dobbiamo solo registrare fatti di mafia e relative collusioni imprenditoriali, politiche e financo istituzionali, ma la nostra terra altresì è bagnata dal sangue di tante vittime di mafia che hanno opposto resistenza al fenomeno criminale politico-mafioso, come da tante sentinelle di legalità ed impegno civile, tanto istituzionali quanto sociali”.

“Senza andare lontano e rimanere nel trapanese – elenca Giacomo Tranchida – penso ai giudici Giacomelli e Montalto, a Rostagno, come a tantissime donne e uomini siciliani e non che hanno perso la vita per rendere libera questa terra dalle mafie. Penso all’impegno di tanti Operatori delle Istituzioni, delle forze dell’ordine, politici, giornalisti, imprenditori che continuano a fare il loro dovere a testa alta senza farsi edulcorare dalle sirene del sistema mafioso ed a quanti in una terra comunque difficile continuano ad impegnarsi per fare impresa libera e legale. Penso all’impegno sociale di tanti giovani, emblematico l’esemplare testimonianza di Margherita Asta (figlia di Barbara e sorella di Giuseppe e Salvatore Asta vittime dell’attentato mafioso al giudice Palermo) nell’Associazione Libera oltre all’azione formativa del mondo della scuola nel tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e per non dimenticare“.

“NEGARE LA MAFIA SAREBBE FALSO STORICO, PERO’…”

“Tuttavia, non dobbiamo nasconderci: a Trapani la mafia c’è stata e mimetizzandosi e/o mutando pelle c’è ancora, non è possibile far finta di nulla. Negarlo sarebbe un falso storico che non corrisponderebbe alla realtà dei fatti, peraltro acclarata da innumerevoli indagini giudiziarie. Sottovalutare però il valore della resistenza civile avverso il fenomeno mafioso e le sue degenerazioni questo si non rende omaggio alla storia e verità di cui siamo orgogliosi e che dobbiamo tutti imparare a raccontare. Mi piacerebbe – conclude Giacomo Tranchida – che, in futuro, il regista di Màkari di questo potesse raccontare sul grande schermo: di questa terra baciata dal sole, bagnata dal sangue della resistenza ed accarezzata dal vento del riscatto“. 

MAKARI E SESSISMO

Ma la mafia non è l’unico argomento che ha smosso numerose polemiche sui social. Sotto i riflettori è finita anche un’altra frase che Saverio Lamanna che, questa volta, ha rivolto alla fidanzata di Piccionello.

COSA E’ SUCCESSO?

Piccionello (Domenico Centamore) abbraccia la fidanzata Marina, che non vede da un po’ di tempo e le dice: “Mi è mancato il tuo odore”. L’attore Claudio Gioè chiosa: “Potevi andare al mercato del pesce quando picchia il sole”. “Perché non ti suicidi?” – risponde lei.

Ad evidenziare il tutto è la giornalista del Giornale di Sicilia, Laura Spanò, la quale – tramite un post sul proprio profilo Facebook, riporta un articolo della collega Silvia Fumarola – scrive: “Il commento. L’orrida e offensiva frase di Saverio Lamanna nel secondo episodio della serie su Rai 1. Voleva essere una battuta? Offendere una donna – sovrappeso, normopeso, sottopeso – dicendo che puzza come il pece fa ridere? E’ rispettoso? Non sappiamo cosa avessero in mente gli sceneggiatori, perché recitando la scena o riguardando il girato nessuno abbia detto: “Un po’ pesante, no?” Non sappiamo cosa abbia pensato il produttore Carlo Degli Esposti, gli editor Rai, in genere solerti. Forse niente. Quella battuta offensiva, gretta, che dimostra quanta strada c’è ancora da fare, passa così, tra una scena e l’altra”.

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Published by
Francesca Catalano