Cronaca di Palermo

Le Vie dei Tesori torna a Palermo, da venerdì 6 ottobre per cinque weekend

Le Vie dei Tesori è uno dei più grandi e partecipati festival italiani di scoperta del patrimonio, dove questo termine non si ferma a luoghi e monumenti, ma pesca in ogni realtà fattiva della comunità. “Le Vie dei Tesori è un nuovo linguaggio e una nuova ottica, è un grande bozzolo, materno, nella sua attenzione e sensibilità che incuba la nuova vita dei luoghi, che non resteranno mai gli stessi – spiega l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, intervenuto alla presentazione a cui era presente anche il sovrintendente Marco Betta. Da venerdì 6 ottobre (e per cinque weekend fino al 5 novembre) il ritorno nella città che ha visto nascere il festival nell’ormai lontano 2006, nel cuore dell’Università. “Conosco Vie dei Tesori da semplice fruitore – spiega Michelangelo Gruttadauria, che guida il SiMuA – Il Sistema museale d’Ateneo ci ha creduto sin dall’inizio e continuerà a sostenere il festival con le collezioni e i luoghi, che durante questi cinque weekend diventano tesori da scoprire”.

“E da sabato 7 a domenica 22 ottobre, ecco anche Carini unirsi al percorso, per il terzo anno di seguito. “Siamo orgogliosi di aprire i tanti monumenti di Carini, in parte ancora non conosciuti nemmeno dai residenti  – dichiara il sindaco di Carini Giovì MonteleoneTroppo spesso Carini viene identificata solo con il Castello ma in realtà i siti culturali presenti nel territorio sono molti di più”.

In tutta la Sicilia, oltre 450 luoghi visitabili

Un museo diffuso che apre, anima oltre 200 tesori – tra luoghi ed esperienze, eventi e teatralizzazioni, visite guidate e mostre – di tutte le istituzioni, enti, associazioni senza bandiere o titolarità. “Torna per il diciassettesimo anno, questa nostra “festa”, che è la festa dell’intera città – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – Cinque fine settimana intensissimi con centinaia di luoghi aperti e diversi inediti. Una  manifestazione per  riappropriarsi della bellezza”. Dopo la terza edizione di Borghi dei Tesori, in 37 piccole realtà siciliane, la prima tranche di dieci città è partita, ha già superato le 27 mila presenze e si prepara al terzo e ultimo weekend. Bagheria, Termini Imerese e la new entry Corleone, abbracciano Palermo; poi le tre città della costa occidentale, Trapani, Marsala e Mazara, oltre alla piccola Alcamo. Nel cuore della Sicilia, Enna e Caltanissetta, e all’altro estremo, Messina. Al fianco di Palermo e Catania, ecco anche Ragusa e Scicli, Noto, Sciacca e Carini ma solo per tre weekend, dal 7 al 22 ottobre.  Un progetto che si anima della narrazione collettiva, della voglia di riappropriazione dei cittadini, della partecipazione di centinaia di giovani: quest’anno sono 400 i ragazzi e 150 i volontari che si uniscono alla squadra rodata di organizzatori, narratori, giornalisti.  “E’ un’esperienza straordinaria per i ragazzi – dice Marcello Li Vigni, dell’Ufficio scolastico regionale – che imparano ad amare e valorizzare il territorio; e che spesso incide sulle loro scelte future”.

Oltre 450 tesori visitabili in oltre due mesi di festival, con il sistema digitale e smart che è ormai diventato un marchio di fabbrica. Palazzi nobiliari, terrazze segrete, monasteri, chiese e cripte, giardini, musei scientifici: luoghi in gran parte di solito chiusi o non raccontati. Il festival propone ai cittadini un’alleanza nel segno della cultura, della conoscenza, della riappropriazione degli spazi. E di contro, offre ai turisti la possibilità di visitare città aperte, raccontate, dense di nuove prospettive, di nuovi spunti di dialogo, di nuove forme di accoglienza. Un impegno civile, prima ancora che culturale. 

Le Terre dei Tesori

Quest’anno riaccoglie il progetto satellite Terre dei Tesori: aprono cantine, vigneti, frantoi, caseifici, vivai, in collaborazione con l’Assessorato regionale all’Agricoltura. Agricoltori giovani ed evoluti veramente 10 e lode, trenta aziende visitabili all’interno del festival. E da Palermo è prevista anche una rete di pullman AutoService per raggiungere le altre città in maniera comoda e senza stress, secondo il calendario disponibile sul sito appena rinnovato www.leviedeitesori.com, già colmo di notizie, curiosità, schede per ciascuna città, vero motore dell’intero festival, da consultare anche in maniera smart tramite la app gratuita.

Più di 100 luoghi visitabili

 Sarà un’ubriacatura di siti, ville liberty, grotte, chiese, fabbriche, necropoli, luoghi della legalità, in un programma enorme preparato dallo staff del festival, e curato da Carlotta Butticè. Impossibile citarli tutti, ecco gli inediti o comunque siti che ritornano dopo qualche anno. Per la prima volta si entrerà nelle grotte dei giganti di san Ciro o Maredolce citate dal Fazello, dove furono ritrovate le ossa fossili di elefanti e ippopotami oggi al Museo Gemmellaro; e poco lontano, la chiesetta di San Ciro, abbandonata e restaurata più volte, immortalata da Houël nel suo Voyage pittoresque. Si entrerà a Palazzo Sclafani, coetaneo dello Steri; nell’enorme Palazzo Ex Ministeri, dove è ancora in corso un importante restauro e si ritornerà dopo un anno anche nei sontuosi saloni di Villa Niscemi. Riapre le porte la Manifattura Tabacchi (anni fa fecero spontaneamente da guida gli ex operai), si visita dopo tempo l’enorme necropoli punica che dai Danisinni arriva a corso Tukory. Saranno aperti alle visite per la prima volta in assoluto la sede della LUMSA, ex monastero delle Carmelitane in stile neogotico, e si potrà gettare uno sguardo al cantieri dell’ex Stazione Lolli; e l’IRFIS, dove si racconterà la storia economica delle piccole imprese e industrie siciliane tra documenti e arredi d’epoca. Aperte in tutto una trentina tra chiese e oratori, ma sarà sicuramente una sorpresa lo splendido e sontuoso Carminello della fine del ‘500, sede della Compagnia della Madonna del Carmine, oggi gestito dalla confraternita di Maria SS. del Rosario al Carminello, è un trionfo di stucchi dei Serpotta (visto che ci lavorò gran parte della famiglia). La chiesa di Santa Teresa alla Kalsa con l’altare tappezzato interamente di lapislazzuli, ametiste, agate. E, praticamente di fronte, Santa Maria della Pietà, chiesa del convento delle Domenicane, sede della Veneranda Confraternita di Santa Rosalia dei Sacchi e dei Pellegrini,nata nel 1635, che raccoglieva varberi e scarpari (barbieri e calzolai). Nella chiesetta di Sant’Onofrio al Papireto si venera il santo che fa ritrovare cose e persone; alla chiesa della Mazza vi mostreranno le due pale d’altare di Adrian Ghenie, profondamente e violentemente contemporanee. Nella cappella della Guadalupe, alla chiesa della Gancia, sono sepolti i famosi inquisitori spagnoli, tra cui quello ucciso da Fra’ Diego La Matina, secondo il racconto di Sciascia. E ancora, il Boccone del Povero nel convento medievale di San Marco, il sogno di padre Giacomo Cusmano; il tempio razionalista della Casa del Mutilato, oggi sede della sezione penale del Giudice di Pace. E infine, a Villa Magnisi c’è un giardino di piante officinali; e sul tracciato di una Ruga cinquecentesca, sorge palazzo Oneto di San Lorenzo, che divenne famoso nel 1860 perché il suo proprietario, fervente patriota, lo mise a disposizione delle truppe garibaldine come ospedale militare. Vi arrivò il colonnello ungherese Lajos Tukory, braccio destro di Garibaldi, ferito ad un ginocchio nello scontro a ponte dell’Ammiraglio. Fu necessario amputare la gamba ma questo non impedì la morte di Tukory per la cancrena.

I luoghi della legalità

Apre le porte il giardino di Palazzo Jung, destinato a divenire la collezione d’arte en plein air del Museo del Presente. Si visitano anche quest’anno il carcere Ucciardone, la Questura, la sede monumentale della Prefettura, il Giardino della Concordia, la Camera dello Scirocco (confiscata alla mafia e recuperata) e la Casa di Padre Puglisi, il Museo della Sicilianità di Villa Adriana con una forte valenza antimafia.

Le Esperienze

Di terra, di mare, di cielo; i luoghi della legalità, della storia; il racconto affidato agli storici e ai narratori; i laboratori degli artigiani. E’ proprio il concetto di “esperienza” ad essere smontato in tanti rivoli affascinanti.  Si parte da due luoghi iconici della città, l’Ucciardone, la fortezza degli anni bui, oggi centro di diversi programma di rieducazione; e Porta Nuova, che un vicerè trasformò in alcova e che ospitò Garibaldi; poi la Palazzina dei Quattro Pizzi di Vincenzo Florio che tanto piacque allo Zar; il sontuoso palazzo Francavilla affacciato sul Teatro Massimo (di cui si visiterà il palcoscenico scoprendo tutto ciò che avviene dietro le quinte); i L’esperienza di volo che è un must del festival, si fa in quattro: dall’aeroporto di Boccadifalco (che si potrà visitare con due diversi percorsi, compresi i bunker e la torre di controllo), agli abituali voli in Piper si aggiungono il volo su parapendio e su motoaliante, sempre in tandem con l’istruttore; e un focus sui droni, scoprendo che non sono soltanto usati per controllare il territorio. Dal cielo al mare: ecco il waterfront visto dalla famosa Lisca Bianca, e i tour in barca tra grotte e ninfei. Se poi si vuole andare ancora più giù, a Palazzo Santamarina c’è un bunker trasformato in Spa; e saranno sold out (come al solito) in un soffio i percorsi nei qanat arabi.

I musei-gioiello

Andar per musei-gioiello: ecco le Stanze al Genio con la collezione da 5000 formelle di ceramica; la collezione di abiti di Raffaello Piraino; persino il Museo del Risorgimento, chiuso da troppo tempo, con una visita esclusiva del suo direttore Salvatore Savoia, che sarà anche la “voce” narrativa del Castello a Mare, a fianco dell’archeologa Elena Pizzino. A proposito di visite, Palazzo Abatellis propone un itinerario importante dedicato a Santa Rosalia. E come non affidarsi a guide appassionate: Pierfrancesco Palazzotto per il Museo Diocesano, Caterina Greco per il Salinas, che verrà “rivoltato” alla ricerca dei suoi dei e dee; e – ovviamente nell’ultimo weekend per le feste dei Morti – il “mummiologo” Dario Piombino Mascali guiderà alla cripta dei Cappuccini. Infine, tre laboratori per “mettere le mani in pasta”: con il decano dei ceramisti, Nino Parrucca; con la scuola di artigiani-artisti del vetro guidati da Calogero Zuppardo; negli atelier di cucito della Sartoria Sociale per scoprire come il riciclo può divenire etico, e a Isola delle Femmine con i Colori del Sole a imparare l’arte della serigrafia su tessuto.

Mostre e visite teatralizzate

Due le mostre inserite nel programma del festival: la grande esposizione immersiva su Banksy, in esclusiva per la Sicilia, che trasformerà  Palazzo Trinacria, sede della Fondazione Pietro Barbaro, in uno spazio multimediale per scoprire il mondo dell’artista più controverso e sovversivo del momento. Inside Banksy Unauthorized Exhibition sarà un racconto di immagini, suoni e musiche, che per 35 minuti, catapulteranno nei vicoli underground di Bristol. E il lavoro che il sivigliano Miki Leal sta conducendo all’Istituto Cervantes, nel cuore della Vucciria, seguendo le suggestioni del viaggio di Goethe in Italia, e l’inventiva eclettica di Carlo Mollino.

Non teatro ma visite teatralizzate, immersioni narrative suggerite dai luoghi: a partire dai cult del festival: Stefania Blandeburgo ritornerà nella Cripta delle Repentite per trasformarsi nell’ultima cortigiana amata dal vicerè; poi al rifugio antiaereo sotto la biblioteca regionale negli stracci neri di Margheritina, la vedova del poeta Peppe Schiera; e a Villa Pottino per l’ironica e sulfurea zia Mimmi. A Palazzo Villafranca un cunto farà rivivere le nobildonne della dimora, Oria Maria Amelia “Sonia” Ortúzar Ovalle de Olivares e la figlia, la ribelle Topazia, moglie di Fosco Maraini e madre di Dacia, colei che fece rinascere la cantina Duca di Salaparuta. Da un’idea di Italia Messina, testo di Francesca Picciurro che lo reciterà con Laura Longo e Marzia Cillari. La stessa Picciurro interpreterà i versi civili e di denuncia di Roberto Trapani della Petina al Giardino della Concordia. A Villa del Pigno le visite si chiuderanno con recital classici di piano, uno diverso per ciascun weekend; al Museo delle Marionette, cinque diversi capitoli della Chanson, ma anche un Pinocchio molto molto monello. E sarà il Museo del Risorgimento ad ospitare i “fantasmi” di Garibaldi e dell’abate Vella, autore della famosa “impostura” narrata da Sciascia.

I luoghi del gusto

 Un programma saporito, divertente, attento al territorio: dei frutti tropicali si è già detto lo scorso anno e ritornano goliardici; e così anche la birra spillata dai monaci di San Martino delle Scale e le immersioni profumate nel caffè di Morettino; sulle etichette tonde e panciute delle conserve create dalle Cuoche Combattenti si legge la loro voglia di rivalsa da abusi e prevaricazioni, ve lo racconteranno al Boccone del Povero (uno dei luoghi che quest’anno saranno da scoprire). E un aperitivo che vi farà sentire un cortigiano (o una dama) a pochi passi dalla Cattedrale lo offrirà Palazzo Asmundo. Il vino, invece, fa storia a sé: dalla secolare bottaia delle Cantine Duca di Salaparuta, al Marsala degustato tra crinoline e merletti ascoltando i racconti (e i fantasmi) dei Whitaker, a due degustazioni guidate per veri winelovers, condotte da Cantine Pellegrino e Principi di Spadafora durante Wine Sicily.

Ritorna il programma kids

Un mini cartellone nel cartellone di sette appuntamenti per i piccoli spettatori  a cui è di solito dedicato il venerdì, giorno in cui al festival sono protagoniste le scuole. Questi appuntamenti saranno invece sabato e soprattutto domenica, laboratori-gioco per sollecitare curiosità e creatività. I bambini si lanceranno sulle tracce disseminate dai mini detective Paco e Mela creati Silvia Messina e Martina Brancato per la serie di libri per bambini pubblicata da Kalòs; oppure ascolteranno le storie dei loro coetanei di un secolo fa dalla giornalista Alessia Franco che li condurrà anche con delicatezza a comprendere i morti per mafia nel mausoleo della Questura; e ancora, i laboratori di pupi del museo Pasqualino, il trekking con i genitori alla scoperta di Montepellegrino o sulle tracce di un Cappuccetto Rosso molto mediterraneo che si perde nel bosco di Ficuzza.  

Le Passeggiate

Condotte da botanici, urbanisti, giornalisti, storici, sono una delle anime più seguite del festival. Sono ottanta, alcune replicate più volte, tante vengono proprio richieste ogni anno dagli appassionati che si mettono sulle tracce di personaggi, stili, figure. Dai Florio nella Palermo della Belle Epoque, alla città normanna, dagli aneddoti legati ai vicoli agli spunti dati dai set. Dentro e fuori le “mura”, di giorno e di notte, all’alba e al tramonto, dalla Palermo araba, alle orme impresse dei gattopardi, cercando Goethe o cercando un fiume sotterraneo, persino adocchiando un bosco dimenticato ai margini della Conca d’Oro; cercando le periferie che faticosamente rinascono (dallo Zen allo Sperone, quartieri da rileggere in controluce); tuffandosi nella Mondello Liberty delle ville eleganti, nel Parco della Favorita che è una sorpresa. Tante passeggiate in collina, tra ruscelli e cascate, sentieri e mulattiere, per scoprire che i dintorni della città (anche in prossimità) sono straordinari. Per approfondire e prenotare: www.leviedeitesori.com.

I Fuori Porta

Immediate vicinanze o magari un po’ più lontano, ma ci si ritroverà immersi in una natura rigogliosa, di notte in un borgo pastello, sospesi nel vuoto tra le cime. Le esperienze fuori porta del festival a Cala Rossa a Terrasini, per miscelare sapientemente trekking e snorkeling; a Porticello in barca a vela, ma si potrà anche immergersi con i sub esperti; visitare il parco storico di Villa Filangeri a Santa Flavia, o inerpicarsi a Pizzo Cannita dove fu scoperto un “giacimento” di ossa di ippopotami, elefanti e leoni oggi esposti al Gemmellaro; o, bussola alla mano, vi spiegheranno come NON perdersi a Monte Catalfano; nervi d’acciaio serviranno per la zipline tra le valli delle Madonie, appesi a una teleferica. Nel colorato mondo fantastico di Borgo Parrini si andrà di sera guidati dal suo ideatore Giuseppe Gaglio;

Carini, ritorna la terza edizione con il percorso tra gli organi monumentali

Le Vie dei Tesori ritorna a Carini con numeri molto alti, l’anno scorso ha infatti superato di parecchio le tremila presenze in tre weekend. Da sabato 7 ottobre  e fino a domenica 22 (sempre sabato e domenica) si potranno visitare chiese solitamente non aperte, scoprire le storie del famoso Castello della baronessa, ma anche entrare nell’Oratorio dei “33” dove si verrà accolti dai confrati in abito tradizionale; e seguire un particolarissimo percorso attraverso gli organi monumentali Carini ne possiede ben quattro, tre dei quali perfettamente funzionanti: dallo strumento seicentesco della chiesa del Carmine costruito da Antonino La Valle (1572-1645); all’organo cinquecentesco dell’oratorio Serpottiano del SS. Sacramento, a quello della Chiesa Madre costruito dal palermitano Giacinto Micales-Lugaro nel 1911; fino all’organo ottocentesco nella chiesa di San Vincenzo Ferreri che riproduce il suono di un’intera banda, e fu costruito da Francesco La Grassa (1802-1867). Un organista e musicologo mostrerà il funzionamento degli strumenti, ne racconterà la storia e farà ascoltare pezzi di Bach, Mozart, Franck e Morricone. E se si avesse voglia di qualcosa di dolce, ecco pronto uno showcooking di biscotti di San Martino, profondamente diversi da quelli palermitani seppure si tratta di pochi chilometri di distanza.

Ecco quindi il programma: si parte dagli oratori che qui sono tutti un merletto di stucco: si rimane abbagliati dal Santissimo Sacramento, oppure dai preziosismi rococò e i festoni dorati della chiesa degli Agonizzanti, vero colpo d’occhio; dalle balconate di ferro da cui si affacciavano le monache domenicane di clausura su San Vincenzo. Sempre nel segno dei baroni La Grua, si visiterà anche l’ex convento dei Carmelitani dove sono sia la Biblioteca che il museo civico con l’Archivio dello spettacolo mediterraneo. Poco lontano ecco la catacomba paleocristiana di Villagrazia, il cimitero sotterraneo più esteso della Sicilia occidentale.

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Redazione PL