Economia

Istituto Incremento Ippico, lavoratori a rischio: i sindacati protestano

Bufera all’interno dell’Istituto Incremento Ippico. Al centro delle polemiche è la Legge Regionale 16 ottobre 2019, n. 17, che i sindacati FP CGIL, SADIRS e UGL ritengono “inapplicabile nella sua interezza, non utile per il rilancio dell’Istituto” e addirittura “pericolosa nella sua applicazione”.

A seguito del provvedimento, infatti, otto lavoratori sono stati posti in disponibilità, con sospensione del rapporto di lavoro. Percepiranno l’80% dello stipendio per 24 mesi.

Legge Regionale

Con l’art. 2 della Legge, la Regione Siciliana ha adottato una serie di misure finalizzate ad accrescere
l’efficienza, razionalizzare il costo del lavoro e realizzare la migliore utilizzazione delle risorse umane dell’Istituto Incremento Ippico, con sede a Catania.

Si procede così a rimodulare la dotazione organica, riducendola a 18 unità: 1 Dirigente, 1 Funzionario, 3 Istruttori, 1 Collaboratore e 12 Operatori. Per gestire le eccedenze di personale, dunque, i commi 5 e 6 dell’art. 2 prevedono il ricorso all’art. 33 del D. Leg.vo 165/2001 e la stipula di accordi di mobilità tra l’Istituto e il Dipartimento della Funzione Pubblica. Infine, i commi 7 e 8 prevedono le modalità di copertura dei nuovi posti nella dotazione organica.

L’obiezione dei sindacati

FP CGIL, SADIRS e UGL non ci stanno. “Il risultato, unico e riprovevole – si legge in una nota – è che dal 21 luglio c. a., 8 dipendenti dell’istituto sono stati posti in disponibilità, con sospensione del rapporto di lavoro e con unica garanzia l’80% dello stipendio per 24 mesi”.

“Per realizzare tutto questo – accusa la nota – l’Istituto ha agito senza rispettare alcuna delle procedure previste dalla norma; non è stata, infatti, fornita alcuna informativa e comunicazione preventiva alle OO. SS. e non è stato posto in essere alcun tentativo concreto di mettere in atto forme di mobilità verso altri enti. Infine si è proceduto nella scelta dei soggetti da porre in mobilità, attraverso l’adozione di criteri discrezionali, non trasparenti e attuando un illegittimo demansionamento del personale rimasto in carico. Sugli atti prodotti dall’Istituto sono stati avviati gli opportuni ricorsi in sede giudiziaria”.

La polemica contro il presidente Nello Musumeci

Le associazioni sindacali sottolineano che i lavoratori in mobilità si trovano in una situazione di disagio. “Tutti non più giovanissimi, stanno andando incontro a serie difficoltà per la contrazione del proprio reddito e dispiace dover far notare come, in qualche caso, si tratti di soggetti con gravi patologie che, in una fase difficilissima della loro esistenza, subiscono un provvedimento che oltre a colpirli nella loro materialità, impatta terribilmente con una difficile situazione psicologica”.

Contestato anche l’agire del presidente della Regione, Nello Musumeci e del Presidente del CDA dell’Istituto Caterina Grimaldi di Nixima; i sindacati rimproverano infatti i recenti investimenti onerosi sulla tenuta di Ambelia, struttura periferica dell’Istituto.

L’appello

L’appello si rivolge dunque “a tutti i rappresentanti Istituzionali, agli Onorevoli deputati che nel 2019 hanno votato una norma che va cambiata per un semplice fatto di giustizia”.

I sindacati si dichiarano aperti al confronto a patto che il primo atto sia “la rimozione dell’ingiustizia che si sta perpetrando”. “Riteniamo sia per tutti un obbligo morale risolvere un problema che trova la sua genesi nelle responsabilità del parlamento della nostra regione e che basterebbe una norma di due righe per risolverlo”, conclude la nota. Le OO.SS. confermano dunque lo stato di agitazione proclamato e, in mancanza di soluzioni, preannunciano azioni di protesta.

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Redazione PL