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Il Nokia 3310, gli squilli e le chat su MSN: ricordi di una semplicità ormai perduta

L’indistruttibile Nokia 3310, il Sony Ericsson col suo sportellino, ma anche gli squilli, l’addebito della chiamata e le suonerie personalizzate. Un’epoca che sembra lontana anni luce ma che viene custodita tra i ricordi più belli di chi l’ha vissuta, in un mix di malinconia e imbarazzo.

Del resto, come si potrebbe non guardare con tenerezza la grafica di Snake? Noi che oggi dai nostri smartphone guardiamo soltanto video ad alta risoluzione. Eppure quel mitico serpentello in pixel, che si attorcigliava su un piccolo schermo in bianco e nero, riusciva a tenerci bloccati per ore.

Foto Wikimedia Commons

Le suonerie: hit e spot indimenticabili

E che dire delle suonerie con l’ultima hit del momento? All’inizio c’erano solo quelle di default sui cellulari, poi iniziò la moda di comporle sui Nokia con il “Compositore”, uno strumento che permetteva letteralmente di comporre la musica desiderata. Era un’arte: tra gli adolescenti dell’epoca giravano dei veri e propri “spartiti” che permettevano ai cellulari di squillare sulle note di grandi classici come di “Dragostea Din Tei”.

Il passo successivo fu quello di scaricarle: negli anni centrali del Duemila era praticamente impossibile non imbattersi in uno degli ossessivi spot che trasmettevano a tutto volume non solo le hit del momento ma anche testi appositamente sfornati e oggettivamente discutibili (tipo “Bella topolona” o “Roberto rispondi, Roberto richiama”, e ovviamente tu non ti chiamavi Roberto). Wladimiro Tallini, volto noto di quegli spot, era ormai di casa. Quelle suonerie azzerarono il credito sul cellulare di migliaia di adolescenti, con buona pace dei genitori disperati. Anni ormai andati: oggi tutti gli smartphone squillano con le stesse melodie, che poco dicono sul proprietario ma che comunicano di certo il brand del dispositivo.


 

Tra squilli e messaggi in codice

Negli anni ’90/2000 i cellulari non tacevano mai. Prima c’erano gli squilli, frutto di una generazione che pagava ogni singolo sms e che si ingegnava quindi per mandarne il minor numero possibile. Così si faceva squillare il cellulare dell’amica o della cotta di turno (oggi ribattezzata crush), giusto per farle sapere che la stavamo pensando. Ma guai a rispondere a quella finta chiamata! Si ricambiava semplicemente facendo a propria volta uno squillo. Quando non si poteva fare a meno di scrivere un messaggio, ecco che lo si riduceva all’osso: “Cm stai? Tt bn? Risp tvb”. Una ventina di caratteri per trasmettere grandi emozioni. Persino l’ansia di essere ignorati, tutta racchiusa in quel “risp” a fine messaggio.

A mettere un punto a questo linguaggio criptico ci pensavano le offerte, rigorosamente legate alle ricorrenze. C’era la Christmas Card per fare gli auguri o mandare le odiose catene di Natale e Capodanno, o la Summer Card per organizzare uscite e incontri durante le vacanze. Il volto iconico delle promozioni era l’australiana Megan Gale, vip indiscussa degli anni Duemila. Le promozioni da millemila sms gratis e poi l’avvento di internet, app e pacchetti per i giga hanno visto il tracollo di quel mondo fatto di messaggi in codice. Oggi si inviano sticker e gif come se nulla fosse, ai tempi le immagini si inviavano con gli infrarossi o con il bluetooth e consistevano per lo più in Winnie the Pooh glitterati, Diddle innamorati e tribali scintillanti. Prima di questi raffinatissimi esemplari, le immagini sui cellulari erano disegnini stilizzati in bianco e nero, usati per lo più come screensaver. 

Foto Wikimedia Commons

Semplicemente telefoni

Un’epoca che sembra lontanissima. I cellulari negli anni ’90/2000 non scattavano foto e quando iniziarono a farlo sembravano ecografie per la bassa risoluzione che avevano. Non riproducevano video su Youtube, non avevano Spotify. Non c’erano applicazioni da installare. Erano semplicemente telefoni: si usavano per chiamare, inviare qualche messaggio, al massimo un MMS che però costava troppo. Quando erano dotati di calendario, giochi, sveglia o radio, ti sembravano già superaccessoriati. Più moderni erano, più piccoli erano: messi accanto ad un odierno smartphone alcuni modelli sembrano davvero minuscoli. Nokia, Motorola, Siemens, Ericsson i marchi più in voga. 

Ericsson GF768 – Foto Wikimedia Commons

I primissimi erano enormi, poi iniziarono a essere più maneggevoli, piccoli, colorati. Il Nokia 3310 resterà negli annali per la sua resistenza: chi l’ha avuto lo sa, per metterlo ko l’unica era buttarlo in acqua. Col tempo arrivarono i BlackBerry, con le loro micro-tastiere, il Motorola RAZR V3 che rimane tra i più venduti di sempre per la sua sottigliezza, i due schermi (uno interno e uno esterno) e i suoi colori accattivanti. Per non parlare dei primi esemplari touch, spesso dotati di un sottile pennino: sembrava fantascienza. È impressionante pensare alla velocità dell’innovazione in quegli anni. Il livello di sperimentazione era tale che si arrivò persino concepire il tivufonino, che permetteva di guardare trasmissioni televisive. Il primo commercializzato in Italia fu l’LG U900. L’idea si rivelò ben presto un flop.

Motorola RAZR V3 – Foto da eBay

Tra blog e CD

E che dire del fatto che su quei cellulari avere internet sembrava una disgrazia più che un’opportunità? Quando erroneamente cliccavi sull’icona, ti affrettavi a uscire per paura che il credito si azzerasse. Il portale verso il web si apriva solo quando ci sedevamo al pc: Windows Media Player forniva il sottofondo musicale mentre si chattava non su WhatsApp, Telegram, Facebook o Instagram, ma su MSN. E via coi trilli, le animazioni, i caratteri incomprensibili. C’erano i messaggi personali, la lista dei connessi, i blog, dove si pubblicavano foto e pensieri sparsi. Se volevamo ascoltare la musica quando eravamo in giro usavamo i lettori cd, che sembravano già il futuro se paragonati ai precedenti walkman. Poi arrivarono anche i lettori Mp3 e gli Ipod.

Insomma, i trentenni di oggi sono forse tra gli ultimi detentori dei ricordi di un’epoca in cui il reale aveva ancora il dominio sul virtuale. L’iperconnessione del presente ci fa quasi dubitare che siano esistiti giorni senza notifiche costanti o Instagram stories. Giorni in cui non vedevamo le foto degli altri ogni due secondi e leggevamo meno chiacchiere e pensieri sconnessi e, in fondo, stavamo bene così. E mentre cerchiamo una semplicità ormai perduta, ci bastano due note degli 883 per farci scendere la lacrimuccia e farci rendere di conto, così di botto, di tutte le cose che sono cambiate senza che ce ne rendessimo conto. 

FOTO Nokia 3310 – Cellulari.it

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Published by
Gina Lo Piparo