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Escort palermitana: “Al tempo del covid, è dura anche per noi”

È il mestiere più antico del mondo, forse uno di quelli che non si estinguerà mai, ma anch’esso, come quasi tutti i lavori, sta risentendo della crisi. A raccontarlo a Palermo Live è una donna palermitana che all’interno dell’articolo chiameremo Lucy, anche se è un nome di fantasia: “Amo il mio lavoro – ci spiega – ma preferisco non dare le mie vere generalità perché viviamo in un Paese un po’ bigotto ma soprattutto molto ipocrita. Da quando faccio questo lavoro mi sono unita anche con personaggi illustri, tra cui gente di chiesa e politici. Tutti lo sanno che esistiamo, ma in Italia guai a parlare di rendere legale la mia professione. Sarebbe un grande scandalo. Riaprire le case chiuse? Nella penisola che ospita il Vaticano? Vade retro.

In realtà – continua Lucy – sarebbe una cosa positiva, per tante ragioni facilmente comprensibili. Una su tutte, forse quella meno conveniente per me e le mie colleghe, è quella delle tasse. Immaginate quanti soldi entrebbero allo Stato se anche noi ci mettessimo a staccare fattura. C’è poi l’aspetto legato alla sicurezza sanitaria. Se la professione fosse legalizzata, si potrebbero imporre, per svolgerla, controlli medici periodici e si eviterebbero tante malattie da trasmissione. Inoltre- prosegue la donna – sarebbe più controllabile l’aspetto legato alla malavita. Tante prostitute, infatti, per fortuna non io, hanno dei protettori. Spesso dietro a queste figure c’è la mano della mafia“.

PRIMA DEL COVID

Lucy ama divagare, parla a ruota libera, ma i suoi ragionamenti sono arguti e meritano spazio. Prima di arrivare al Covid, dunque, proviamo a conoscerla meglio. Com’è finita questa brillante giovane a vendere il suo corpo? Qualcuno l’ha obbligata, magari la necessità, oppure è una scelta di vita consapevole?

In realtà – racconta la donna – vengo da una famiglia benestante. Mio padre era un personaggio molto noto in città e mia madre un’assidua frequentatrice dei salotti della cosiddetta Palermo bene. Ho iniziato per gioco e per curiosità, dopo aver scoperto, inizialmente con paura, che amavo l’esibizionismo. Non ho iniziato facendo la escort. Mi spogliavo nelle chat private di un sito porno, con tanto di mascherina. Ma non quella che usiamo contro il covid. Era una mascherina nera tutta piena di merletti. Mi limitavo a spogliarelli e carezze, nulla di che. Mi bastava poco per eccitare chi mi guardava e la cosa mi piaceva tantissimo.

In più guadagnavo molto bene. Ad un certo punto – racconta Lucy senza alcuna inibizione – mi sono detta: perché non provare ad andare oltre? Perché non fare tanti soldi facili facendo ciò che mi piace? Ho comprato una sim con un numero nuovo che non conosceva nessuno e ho messo un annuncio su un sito. Oggi ho una clientela selezionata, 5-6 clienti facoltosi che non possono fare a meno di me. Li considero amanti.

Ogni tanto – ma molto di rado – partecipo ad eventi come ragazza immagine. Non bevo e non mi drogo, ma di alcol e sostanze proibite in questi incontri ne ho visto girare in grandi quantità. Di situazioni di pericolo ne ho vissute tante, ma per fortuna finora mi è andata sempre bene. Di certo non è un lavoro che consiglierei ad una amica o ad una sorella. Bisogna essere un po’ fuori di testa. E io lo sono abbastanza“.

IL COVID E LE ESCORT

Ma come ha influito il covid sulla professione delle escort? Anche loro hanno risentito della crisi? Volete che vi dica che sono in crisi economica? Non lo sono. È chiaro che è dura anche per noi, soprattutto perché non possiamo fare sesso a distanza (anche se durante il lockdown… – ride, ndr) e la maggior parte dei clienti non gradisce la mascherina. A dire il vero dà fastidio anche a me. Io ho avuto il covid. Ma non credo me l’abbia contagiato un cliente, semmai il contrario. Penso di averne contagiati almeno due e uno di loro per poco non ci rimaneva secco. È successo prima dell’estate. Per fortuna non ho avuto gravi conseguenze, solo un po’ di astenia e mancanza di gusto e olfatto. Sono rimasta a casa per 22 giorni – esclama. – Indovinate cosa mi è mancato di più? (ride ancora, ndr)“.

Il covid non avrebbe quindi portato gravi danni economici al settore della prostituzione. Questo sembra evincersi dal racconto di Lucy. “Attenzione, di certo abbiamo guadagnato di meno, soprattutto durante il lockdown; ma non appena i miei clienti sono tornati liberi si sono rifatti con gli interessi. Sono mancati un po’ gli eventi, ma non più di tanto. Sono per esempio aumentati gli inviti per partecipare ad orge – racconta divertita Lucy -. Senza mascherina e adesso pure senza il green pass. Forse perché ciò che è proibito, ciò che è rischioso, aumenta l’eccitazione di chi ama certe perversioni. È chiaro – conclude l’escort – che chi batte per strada (e non è il mio caso, io lavoro solo su appuntamento e solo con gente ricca e facoltosa) avrà vissuto situazioni diverse. Magari per loro la crisi è stata molto più grave“.

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Redazione PL