Documenti Cts: si poteva chiudere solo il Nord, ma il governo ha bloccato tutta l’Italia

Il Comitato tecnico scientifico (Cts) di Palazzo Chigi non ha mai consigliato la “zona rossa” per tutta l’Italia. È quanto è venuto fuori dalla lettura dei verbali del Cts resi pubblici sul sito della Fondazione Einaudi, dopo la presidenza del Consiglio, al termine di una lunga battaglia legale passata anche dal Tar e dal Consiglio di Stato, ha dovuto consegnato i file finora rimasti segreti.

SUGGERIMENTI DEL 7 MARZO

Nei documenti desecretati si può leggere che nel verbale della riunione del 7 marzo presso la sede della Protezione civile alla presenza di Angelo Borrelli, la squadra di epidemiologi e scienziati ha suggerito al Governo di “definire due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata ad oggi maggiore diffusione del virus, e l’altro, sull’intero nazionale”.

ZONA ROSSA SOLO PER IL NORD

Cioè gli esperti del comitato chiedevano di istituire una “zona rossa” con “misure di contenimento della diffusione del virus più rigorose rispetto a quelle da applicarsi nell’intero territorio nazionale solo nelle regioni più colpite.  Quindi nella Regione Lombardia e nelle Province di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti. Cioè  un doppio binario di prevenzione, con misure diverse, senza chiudere tutta l’Italia. E inoltre solo per il mese di marzo.

IL 9 MARZO IL GOVERNO CHIUDE TUTTO

Il 9 marzo, invece, è arrivata la chiusura totale di tutta l’Italia con il decreto #iorestoacasa, che aveva previsto anche lo stop agli spostamenti, la chiusura delle scuole fino al 3 aprile e il blocco di ogni manifestazione sportiva, compresi i campionati di calcio. Quindi, dopo due giorni che gli esperti (appositamente nominati) avevano espresso il loro parere,  il governo  ha invece deciso che le  misure previste per il Nord dovevano essere applicate in tutta Italia. Ed ecco  il lockdown nazionale. Nella lunga conferenza stampa di presentazione del nuovo Dpcm del 9 marzo, quello che annunciava agli italiani  queste restrizioni, alcuni argomenti usati dal premier Conte sono stati:  “l’avanzata del virus va contenuta”,  “i numeri ci dicono che stiamo avendo una crescita dei contagi”, e che “non possiamo permetterci di abbassare la guardia”.  Secondo alcune stime che il lockdown nazionale, probabilmente non necessario, abbia fatto perdere all’Italia 100 miliardi.

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Pippo Maniscalco