Commissione tributaria, imprenditrice palermitana vince il ricorso: annullate cartelle per 360 mila euro

Un’imprenditrice palermitana, I.G., ha ottenuto l’annullamento di cartelle esattoriali per un valore di 360 mila euro. La donna aveva presentato ricorso contro l’estratto di ruolo presentatole nell’aprile 2021, dal quale apprendeva sedici pendenze aperte nei confronti di Riscossione Sicilia. Si trattava di sedici cartelle per imposte dovute su rifiuti, Irpef, Iva, Irap e addizionali, del valore complessivo di 365 mila euro. Tuttavia, in sede di giudizio, il collegio ha considerato nulle nove di queste, tra cui la più consistente, del valore di 308 mila euro. Tirando le somme, così, l’imprenditrice si troverà a pagare solamente 5 mila euro sulle iniziali 365 mila richieste.

Il caso è destinato a far discutere, non tanto per l’episodio in sé, quanto invece perché trattasi di un caso di annullamento sull’estratto di ruolo. Una norma contenuta nell’ultimo Decreto Fisco-Lavoro (D.L. n. 146/2021), divenuta legge il 21 dicembre 2021, prevede infatti l’impossibilità “di impugnare i ruoli e le cartelle non notificate o in relazione alle quali venga lamentato un vizio di notifica, della cui esistenza si sia avuta contezza attraverso gli estratti di ruolo rilasciati su richiesta dall’Agente della riscossione”. La norma è valida sempre, eccetto in rari casi attinenti a procedure d’appalto o in cui vi sia coinvolta la Pubblica amministrazione.

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI PALERMO HA COSÌ DECISO

Tuttavia, e qui sta il nodo della questione, la nuova legge 2021 non chiarisce nulla sui procedimenti già in corso. Che, secondo la Commissione tributaria di Palermo, non possono esserne condizionati. “La norma applicata renderebbe inammissibile circa il 40 per cento dei giudizi in cui si constatano errori di notificazione – afferma proprio l’avvocato Alessandro Dagnino, difensore dell’imprenditrice palermitana che ha vinto il ricorso -. Si tratta  di una legge che peggiora il rapporto fra Stato e contribuente, oltre che dai seri dubbi di legittimità costituzionale”. 

Il membri del collegio giudicante, Gaetano La Barbera (presidente), Francesco Paolo Pitarresi (relatore) e Santo Ippolito hanno pertanto determinato che il caso dell’imprenditrice palermitana fosse in condizione di essere posto a giudizio.

 

 

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Redazione PL