Chi è Candela, il commissario coronavirus in Sicilia adesso ai domiciliari

Nell’operazione della Guardia di Finanza per alcuni appalti pubblici milionari nella sanità, fra gli arrestati c’è anche Antonio Candela, 55 anni, nominato a metà marzo dal governatore Nello Musumeci a Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19 in Sicilia e medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica. 

MANAGER ALLA ASP 6

Prima di quest’ultima nomina, Candela era stato alla direzione dell’Asp 6 di Palermo e durante questo incarico, era finito sotto scorta dopo aver denunciato ai magistrati le pressioni subite da chi voleva pilotare le gare d’appalto per la fornitura di pannoloni e materiale sanitario agli ospedali.  Questa vicenda  aveva portato nel 2014  all’arresto del suo predecessore, Salvatore Cirignotta. Inoltre Candela, per le sue denunce di irregolarità negli appalti,  aveva anche subìto minacce e lettere intimidatorie.

COMPLIMENTI DA CROCETTA

Per queste sue iniziative riguardanti  la legalità e per i risparmi ottenuti dalla sua gestione, a Candela erano arrivati anche  i complimenti dell’allora presidente della Regione Rosario Crocetta e da  Lucia Borsellino, in quel periodo assessore alla Sanità.  Infatti durante la sua gestione erano state revocate diverse gare d’appalto con risparmi per circa 54 milioni di euro.

UN MANAGER DI FERRO PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS

Questa fama di manager oculato retto e preciso,  a metà marzo scorso a Candela  era valsa la nomina a commissario per l’emergenza coronavirus in Sicilia. Un provvedimento del governatore Musumeci, che dava seguito all’ordinanza del Capo del dipartimento della Protezione civile del 3 febbraio. Candela aveva il compito di relazionare direttamente al presidente della Regione, individuando all’interno degli uffici regionali il personale tecnico-amministrativo a supporto della struttura. Per tutto questo si resta molto sorpresi nel leggere che  oggi il gip nella sua ordinanza, lo definisce una “pessima personalità”. Proprio lui che,  invece, come emerge dalle intercettazioni, si definiva il “capo condominio della sanità”.

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Pippo Maniscalco