Dal resto della Sicilia

Catania, l’azienda dolciaria Condorelli denuncia il pizzo ai Carabinieri

Minacce e richieste di denaro reiterate negli anni, fino alla denuncia: Giuseppe Condorelli, titolare della omonima azienda nota in tutto il mondo per i torronicini, ha raccontato tutto ai Carabinieri.
Grazie all ‘ imprenditore, da tempo nel mirino delle cosche legate al clan Santapaola -Ercolano, i Carabinieri del Comando provinciale di Catania, guidato dal colonnello Rino Coppola, hanno arrestato quaranta persone.
Un nuovo importante tassello nell ‘ ambito dell ‘ inchiesta “Sotto scacco” che ha preso il via quattro anni fa a seguito delle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Gli arresti – dieci dei quali ai domiciliari – sono stati effettuati tra Catania, Siracusa, Cosenza e Bologna.

UN’ AZIENDA NEL MIRINO

Già nel 2019 i mafiosi avevano recapitato un pacco con un biglietto che conteneva minacce.
Giuseppe Condorelli, il titolare della storica azienda di Belpasso, alle pendici dell ‘ Etna, aveva denunciato il tentativo di estorsione ai Carabinieri che stavano indagando sul clan.
Tra le principali attività criminali, il traffico di droga e le estorsioni in un territorio reso asfittico dalla mafia.

LE PUNTUALIZZAZIONI DEI CARABINIERI

“Il tentativo di estorsione ai danni della nota azienda dolciaria siciliana Condorelli di Belpasso non è andato a buon fine grazie alla ferma opposizione della vittima che si è rivolta ai Carabinieri”: lo si legge in una nota del Comando Provinciale di Catania.
Tra le attività criminali dei gruppi mafiosi riconducibili alla famiglia Santapaola -Ercolano, figura anche l’arrivo di ingenti carichi di cocaina dall’Ecuador nascosti tra le banane nei container.
Una progettualità precisa documentata al dettaglio dagli investigatori.

LE MINACCE AGLI ALTRI IMPRENDITORI

Un tessuto economico fortemente inquinato dalla mafia, contrassegnato da diversi operatori economici che consapevolmente favorivano le attività illecite dei clan.
L’ operazione del Comando dei Carabinieri di Catania ha svelato lo scenario di “collaborazione” tra gli imprenditori della provincia etnea e la criminalità locale.
In sintesi, secondo le accuse, il titolare di una ditta di commercio del settore ortofrutticolo era solito ottenere la tutela della mafia per imporsi sui competitor locali.
Ed eventualmente, gestire “problemi” con cattivi pagatori e creditori.
Il meccanismo era semplice: si versava ai vertici dei clan una percentuale degli utili di impresa consentendo loro di concludere affari.
Tra i soggetti individuati, anche un gioielliere che permetteva al capo del clan di operare compravendite in contanti di diamanti, orologi e monili.
Il tutto, senza alcuna rendicontazione fiscale e all’insegna del riciclaggio del denaro sporco.

La DISOCCUPAZIONE AGRICOLA

L’ operazione dei Carabinieri ha fatto emergere anche un altro strumento per finanziare le cosche.
Si tratta, in sintesi, dell’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione agricola.
Grazie a una rete di consulenti del lavoro, ditte compiacenti e soggetti disponibili a fungere da falsi braccianti, si predisponeva la documentazione necessaria da inoltrare all’INPS.

Published by
Marianna La Barbera