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Amministrative a Palermo, “Siciliani Liberi” corre con i movimenti civici

Il movimento autonomista “Siciliani Liberi” correrà alle prossime elezioni amministrative di Palermo 2022. E lo farà costruendo una coalizione con una trentina di movimenti civici. I partiti hanno appena iniziato a scaldare i motori. Si lavora alle alleanze, ai programmi e a scegliere il proprio cadidato sindaco. Così anche “Siciliani Liberi” sta iniziando a costruire il gruppo che correrà alle Comunali.

Un lavoro che il segretario nazionale Ciro Lomonte sta avviando con l’appoggio di una trentina di movimenti civici che “vogliono condividere e intestarsi la nostra battaglia”, spiega. Tra i movimenti, spiega Lomonte: “Ci sono realtà molto radicate e attive sul territorio. Anche molto diverse tra loro. Tra chi proviene dal mondo del volontariato e chi dall’attivismo civico”.

Perchè una coalizione con i movimenti civici?
“Perchè li riteniamo più credibili dei partiti tradizionali. Da quando siamo nati, ossia dal 2016, ci siamo presentati alle elezioni sempre da soli o con liste civiche. Non abbiamo mai voluto aderire a nessuna coalizione con partiti tradizionali”.

Si ricandiderà alle prossime amministrative di Palermo?
“Non abbiamo ancora deciso insieme ai movimenti un candidato/candidata sindaco. Al momento non ho questa intenzione. Siamo però concordi nell’esigenza di scegliere una figura di spicco che sappia rappresentare e portare avanti la nostra battaglia”.

Come vede oggi Palermo?
“Palermo è una città che è stata massacrata, in quanto capoluogo della Sicilia, da forze esterne. Mi riferisco ai governi nazionali che si sono succeduti ma anche a questa Unione Europea. A qualcuno, in alto, fa comodo che Palermo, la Sicilia, restino indietro. Per quello che chiamiamo stato Palermo deve restare una colonia”.

Quali le soluzioni?
“Fino a quando non si affronta la questione finanziaria della Sicilia, in quanto regione a Statuto speciale e non le si riconosce la sua autonomia finanziaria, non si risolverà mai nulla. Lo Statuto siciliano prevede che le risorse prodotte qui devono restare nella regione. Ma in realtà non è così. Il gettito delle tasse in Sicilia è di circa 25 miliardi, lo Stato ne sottrae 10 miliardi ma lascia tutte le funzioni e i relativi costi alla Regione Siciliana. Dunque, la scarsità di risorse si riversa anche sui Comuni, dapprima Palermo, e sui cittadini. Il dissesto del Comune di Palermo è legato anche alla sottrazione di fondi che spettano alla Sicilia per i propri enti locali. Dal suo canto, il sindaco Orlando non fa una vera protesta nei confronti del governo nazionale. E’ d’accordo alla mancata attuazione dello Statuto”.

Quali sono i punti principali del vostro programma politico?
Il primo punto: dobbiamo lavorare per la Palermo che lavora. In questa città c’è una percentuale minoritaria legata ai partiti tradizionali che non produce. Penso all’inefficienza delle municipalizzate. Dobbiamo rivolgerci ad artigiani, operai, piccoli professionisti, che non vanno neanche più a votare. La priorità deve essere creare le condizioni affinchè possano lavorare e produrre. Mentre oggi sembra che ci sia un accanimento verso chi produce e lavora. Secondo punto: la questione urbanistica, ossia l’esigenza di ridisegnare la città. Le periferie vanno valorizzate e andrebbero ripensate come borghi autosufficienti e con edilizia di qualità. Occorre che in queste zone ci siano anche scuole, teatri, centri sportivi. Perchè, per esempio, locali e movida devono essere solo nel centro storico? Perchè non nelle periferie? Terzo: la questione Cimiteri. Abbiamo individuato alcune aree della città in cui sarebbe possibile ampliare i cimiteri cittadini. Per esempio, in via Pitrè. Quarto: mobilità e aree pedonali. La città ha bisogno di un Piano regolatore coraggioso, questione che l’attuale giunta non vuole affrontare. Il tutto al servizio delle famiglie, dei bambini e dei giovani”.

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Redazione PL