Appunti e ritagli di vita nel primo libro del giornalista palermitano Michele Amato

La scrittura vissuta come elemento terapeutico e opportunità di liberazione dalla malinconia, dalle delusioni e dalle insidie del passato, alle quali nessun essere umano può sottrarsi. 

Si intitola “Un pò del mio tempo migliore” l’opera prima del giornalista palermitano Michele Amato che, per il suo debutto, sceglie la formula del self publishing  affidandosi sia al tradizionale cartaceo che all’e- book. 

Il libro è un viaggio a ritroso negli anni: dall’infanzia fino all’attuale maturità, passando attraverso le stagioni di una vita declinata attraverso la passione per lo sport, la parola scritta, la fotografia e l’impegno professionale. 

Michele è un volto noto soprattutto per i palermitani, che ne ricordano i primi passi televisivi presso la redazione di TSB; per lunghissimi anni, è stato inoltre il volto di punta di CTS , distinguendosi per il tratto garbato e la chiarezza espositiva. 

Gli anni più recenti della sua vita prefessionale hanno visto Michele reinterpretarsi, giornalisticamente, in qualità di direttore della testata  web Siciliarunning.it, magazine giunto al decimo anniversario e divenuto nel corso del tempo un punto di riferimento dell’informazione dedicata al podismo e all’altletica leggera; non meno significativa, l’attività compiuta sul versante degli uffici stampa legati al mondo dello sport. 

La pubblicazione, però, non riguarda tanto la dimensione professionale, ma piuttosto il versante privato: non a caso, come scrive lo stesso autore, si tratta di “appunti e ritagli di vita” . 

Parole sparse, disseminate lungo gli anni, assemblate nella forma di una narrazione fluida durante il periodo di lockdown, quando l’autore ha avuto più tempo per consentire ai suoi scritti di prendere forma. 

Una componente fondamentale della narrazione trae spunto da riflessioni e foto pubblicate su facebook da Michele, convinto sostenitore della positività che il social network può generare se usato in modo corretto, anche per veicolare emozioni e stati d’animo.

La malinconia, seppure presente in qualche tratto, non è mai prevalente rispetto alla voglia di guardare avanti, possibilmente con ottimismo: ed è qui viene fuori la personalità dell’autore, poco incline alle passarelle ma affabile, cordiale, propenso al dialogo e al confronto. 

L’immagine in copertina, realizzata dal figlio Alessio – di professione architetto – bene sintetizza la voglia di proiettarsi verso il futuro, malgrado tutto il carico di incertezze che accompagna le esperienze umane. 

“Grazie a mio figlio – sottolinea – e anche a mia moglie, appassionata lettrice, che mi ha supportato nelle fasi di editing e impaginazione”. 

“La foto è stata scattata in un luogo rurale, a Valledolmo – spiega Amato –  ed è unica, nella sua irripetibilità: sarà possibile, in futuro, riprendere lo stesso scorcio di paesaggio ma non più, certamente, i panni stesi ad asciugare”. 

Metafora della vita e dell’esistenza, forse, di certo un elemento che induce l’osservatore a riflettere. 

Michele Amato conduce il lettore attraverso un viaggio nei decenni nel quale ognuno può ritrovarsi, al di là dei percorsi di vita compiuti : il libro è diviso in tre parti, che corrispondono ad altrettante fasi di utilizzo della parola. 

La prima, racchiude gli appunti e gli spunti nati negli ultimi anni e affidati ai post di facebook; nella seconda, ci sono i versi scritti nel periodo della giovinezza, quando le prime storie d’amore si risolvevano spesso con una delusione. 

La terza, infine, ovvero la chiusura, ospita “le schegge di uno scontento cronico” , ovvero frasi e aforismi agganciati alla quotidianità di un uomo inquieto e tuttavia desideroso di comunicare, come è tipico dei giornalisti, emozioni profonde nella consapevolezza che tra chi legge e chi scrive esiste sempre uno scambio in termini di reciprocità e trasmissione di sensazioni. 

Published by
Marianna La Barbera